Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi

Un’umiliazione. Per i tifosi dello Strasburgo non è una novità sentirsi trattati come una seconda scelta. Il loro club si è ritrovato dentro un portafoglio di multiproprietà calcistica, quello della BlueCo controllato dal magnate statunitense Todd Boehly. Per il momento quel portafoglio comprende soltanto un’altra società, che però vale per 10: il Chelsea. Inevitabile che lo Strasburgo venga messo in subordine nella gestione fatta dalla cabina di comando. Ma proprio questo è il punto sul quale i tifosi della squadra alsaziana prendono cappello: chi ha stabilito che questa cosa qui è “inevitabile”?

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Il proprietario del Chelsea e magnate americano Todd Boehly (foto Ansa).

Lo Strasburgo considerato dalla proprietà solo una seconda scelta

Di sicuro non lo è il fatto di essere trattati come la formazione B degli inglesi, un bacino cui attingere alla bisogna. Per questo la scelta di spostare da Strasburgo a Londra il tecnico Liam Rosenior, a campionati in corso, ha riportato sul livello massimo il termometro del malcontento. Dovendo sostituire l’esonerato Enzo Maresca sulla panchina del Chelsea, la multiproprietà ha optato per quella che dal suo punto di vista è una soluzione interna. E che invece, dalla parte della tifoseria dello Strasburgo, è l’ennesima dimostrazione dello statuto da seconda scelta. Per loro questa situazione non sarebbe mai dovuta esistere. Allo stadio della Meinau sono regolarmente presenti striscioni contro BlueCo e il principio della multiproprietà. Una contestazione che non ha mai smesso di animarsi: cambiano solo i toni e l’intensità.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Liam Rosenior, nuovo allenatore del Chelsea (foto Ansa).

Il caso del club alsaziano è emblematico. Ma non isolato. Gli esperimenti di multiproprietà di club attecchiscono a ogni latitudine e le istituzioni calcistiche internazionali hanno ormai rinunciato ad andare oltre un contrasto di pura maniera. Ma il definitivo via libera non coincide con la rimozione di tutte le criticità. Ne sanno qualcosa i signori del City Football Group (Cfg), che hanno realizzato il modello fin qui più celebrato e imitato.

La contestazione dei tifosi del Troyes al City Football Group

Testa ad Abu Dhabi e cuore a Manchester (sponda City), il gruppo ha collezionato proprietà calcistiche in giro per il globo, acquisendo anche il Palermo. Ma la narrazione della formula vincente ha cominciato a trovare le sue confutazioni. E ancora una volta le contestazioni sono giunte dalla Francia. A maggio 2024 i tifosi del Troyes, club annesso alla multiproprietà emiratina, hanno fortemente contestato il Cfg in occasione della gara casalinga contro il Valenciennes, che ne decretava la quasi retrocessione. In quella circostanza, dalla curva, è partita una sequenza di fumogeni che ha costretto l’arbitro a sospendere la partita.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’allenatore del Manchester City Pep Guardiola (foto Ansa).

Un’altra battuta d’arresto è giunta dalla filiale indiana, il Mumbai City. Il mancato sviluppo della Indian Super League ha costretto il Cfg a ritirare l’investimento. Nessuno è infallibile. Se poi evitasse di provarci, sarebbe anche meglio.

Il progetto di 777 Partners e il crollo un pezzo dopo l’altro

Anche in Italia abbiamo sperimentato le multiproprietà internazionali. Con risultati anche poco commendevoli, come nel caso del 777 Partners, ex proprietario del Genoa. Il fondo d’investimento con sede a Miami aveva creato un portafoglio di club che comprendeva Hertha Berlino, Standard Liegi, Botafogo e Red Star Paris, oltre a fare un tentativo di scalata al Siviglia. I signori di 777 avevano provato il colpaccio puntando l’Everton in Premier League. Ma già il progetto si sfaldava un pezzo dopo l’altro, man mano che dagli Usa si sommavano le notizie sulle disavventure finanziarie del gruppo.

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
L’ex proprietà del Genoa 777 partners con Alberto Zangrillo, che era presidente del club, nel 2021 (foto Ansa).

Ancora una volta, sul versante francese non è stato necessario attendere i mala tempora per prendere posizione contro la multiproprietà. I tifosi del Red Star, squadra di fortissima cultura operaia, hanno contestato immediatamente il passaggio del loro club sotto il controllo di un soggetto che vedevano interessato a fare nient’altro che speculazione. Avevano visto lunghissimo. Pensa te, questi francesi.

Multiproprietà all’italiana, gli esempi caserecci di Lotito e De Laurentiis

Sono numerosi altri i casi di multiproprietà in giro per il mondo del calcio. In Italia abbiamo avuto delle versioni caserecce, abbastanza tristi. C’è stato il caso di Claudio Lotito, patron sia della Lazio sia della Salernitana. E ricordiamo tutti l’imbarazzo di quella stagione in cui entrambe si ritrovarono in Serie A, prima che il club granata venisse venduto. La storia si è ripetuta con Napoli e Bari, entrambe sotto il controllo della famiglia De Laurentiis. Risultato: il Napoli è decollato, il Bari è inchiodato in B e cara grazia che non sprofondi di sotto. I tifosi di Salernitana e Bari lo sanno bene cosa significhi essere “l’altra squadra” in un sistema di multiproprietà…

Il Chelsea e le prepotenti multiproprietà calcistiche, così odiate dai tifosi
Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito in una foto del 2014 (Imagoeconomica).

I Mondiali di calcio su TikTok: c’è l’accordo con la Fifa

Svolta nella copertura digitale dei Mondiali di calcio. Per l’edizione 2026, che scatterà l’11 giugno in Messico, Canada e Usa, la Fifa ha stretto un accordo strategico con TikTok, che diventa la Preferred Platform dell’evento con l’intento di aumentarne l’accessibilità. Riconoscendo al social di ByteDance un ruolo centrale e di primo piano nella produzione e nella distribuzione di contenuti legati al torneo più importante per nazioni. Una mossa già vista con il Campionato mondiale femminile che nel 2023 ha generato decine di miliardi di interazioni. «Con la crescita e l’evoluzione del calcio, che unisce un numero sempre maggiore di persone, dovrebbe evolversi anche il modo in cui viene condiviso e promosso», ha spiegato Mattias Grafström, segretario generale della FIFA, che ha presentato una «collaborazione innovativa e creativa che collegherà un numero sempre maggiore di tifosi in tutto il mondo in modi senza precedenti».

I Mondiali di calcio su TikTok: c’è l’accordo con la Fifa
La Coppa del mondo di calcio Fifa (Ansa).

Accordo Fifa-TikTok per i Mondiali di calcio: i dettagli della partnership

L’accordo tra la Fifa e TikTok, come si legge in un comunicato ufficiale della federazione calcistica, mira a migliorare «l’accesso, le opportunità e la promozione di contenuti originali per i fan» al fine di aumentare l’interazione e l’engagement della community internazionale. La partnership durerà anche dopo la conclusione dei Mondiali, estendendosi fino al termine del 2026. L’aspetto forse più degno di nota è il fatto che i media partner della Coppa del mondo di calcio maschile potranno non solo pubblicare contenuti personalizzati sulla piattaforma di TikTok, ma in alcuni casi trasmettere «in diretta streaming parti di partite». La Fifa non ha rilasciato ulteriori dettagli, pertanto non è chiaro a quanto ammonterà effettivamente la sezione di un match, se ristretta a pochi minuti oppure magari a un tempo oppure ancora se riguarderà il fischio d’inizio o i minuti di recupero.

Le emittenti potranno inoltre monetizzare la propria copertura dei Mondiali 2026 con le soluzioni pubblicitarie premium di TikTok. Altro aspetto fondamentale della partnership del social con la Fifa è l’adozione di «politiche antipirateria in supporto e a tutela della proprietà intellettuale della Fifa» stessa. Il social si impegnerà infatti a proteggere i contenuti della Coppa del mondo affinché nessuno possa caricare nemmeno un minuto di partita in maniera illegale. L’accordo include inoltre un solido programma per i creator: un gruppo selezionato, di cui non ci sono tuttavia dettagli, potrà accedere a contenuti dietro le quinte e persino conferenze stampa dei ct e allenamenti delle squadre, mentre un gruppo più ampio potrà «utilizzare e co-creare filmati d’archivio della Fifa».

Accordo con la Fifa per la Coppa del Mondo: il commento di TikTok

«Il calcio ha registrato una crescita esponenziale a livello globale su TikTok negli ultimi anni e, in qualità di piattaforma preferita della Fifa, non vediamo l’ora che i fan possano vivere i Mondiali oltre i 90 minuti, con contenuti esclusivi e un accesso senza precedenti», ha spiegato in una nota stampa James Stafford, Global Head of Content di TikTok. «Il GamePlan trasforma il tifo in risultati aziendali misurabili per i nostri partner sportivi. I tifosi hanno il 42 per cento di probabilità in più di sintonizzarsi sulle partite in diretta dopo aver guardato contenuti sportivi su TikTok». L’intento della Fifa è chiaro: raggiungere la Gen Z, da sempre più incline a contenuti brevi e immediati.

L’Inter dice sì a Coca-Cola: è un nuovo sponsor nerazzurro

L’Inter e Coca-Cola hanno raggiunto un accordo di sponsorizzazione triennale che renderà il colosso delle bevande nuovo Official Soft Drink Partner. Nella trattativa è stato inserito anche il brand Powerade, che fa parte del gruppo, come Official Sports Drink Partner. L’accordo prevede l’esclusività e una serie di attività di branding che riguarderanno la prima squadra maschile, l’Inter Women e l’Inter U23. Il logo Coca-Cola sarà visibile durante le partite casalinghe a San Siro e le bevande vendute sugli spalti e nelle aree hospitality, oltre ad avere l’esclusiva nei bar e nei punti di ristoro.

Coca-Cola: «Inter società storica»

Paola Donelli, Marketing Director di Coca-Cola Italia, ha spiegato: «La collaborazione con l’Inter, una delle società storiche della Serie A, conferma il nostro impegno nel sostenere lo sport e nel promuovere valori positivi come passione, dedizione e gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per entrare in contatto con i tifosi, creare esperienze memorabili e condividere le emozioni che solo il calcio sa regalare».

Il club: «Felici dell’accordo»

E così ha parlato Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer nerazzurro: «Siamo felici di annunciare questo accordo con Coca-Cola, un brand globale amatissimo e da sempre vicino al mondo dello sport. Collaborare con un marchio di questa rilevanza ci consentirà di rafforzare il nostro percorso di crescita e di offrire ai tifosi nuove opportunità per arricchire l’esperienza nerazzurra, sia nelle giornate di gara sia nella vita quotidiana».

«Gli arbitri sono una mafia»: il duro attacco di Fabio Capello

Le parole di Fabio Capello al quotidiano spagnolo Marca sono destinate a far discutere. In un’intervista, l’ex allenatore di Milan, Roma, Juve e Real Madrid, solo per citare alcune big allenate, ha attaccato frontalmente il sistema arbitrale. E lo ha fatto con parole dure: «Il Var? Una casta chiusa. Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono contare sugli ex giocatori per il Var, gente che conosce i movimenti del calcio, il gesto che fa un giocatore per fermarsi o aiutarsi. Spesso prendono decisioni non corrette perché non hanno giocato. Un giocatore viene toccato in faccia, si butta e fischiano. Ma perché fischi? Mi fa impazzire questa cosa».

Capello su Calciopoli

Capello si è poi concentrato su due casi importanti in Liga e Serie A. Il primo è quello legato all’indagine sui pagamenti del Barcellona a José María Enríquez Negreira, ex vicepresidente degli arbitri in Spagna. Il secondo, ovviamente, Calciopoli. Capello ha prima parlato del suo Real Madrid, in quegli anni: «Che vuoi che ti dica? Hanno provato a fermarci ma non ci sono riusciti. Abbiamo vinto contro tutti! Se pensi che vincere abbia sempre valore, dopo questo ne ha ancora di più». E poi della Juventus: «Non ha pagato, eppure la squadra è stata mandata in Serie B. In Spagna con questa storia di Negreira non è successo nulla. In Italia agiamo».

Il fondo PIF vuole cedere l’Al Hilal di Simone Inzaghi

Il fondo sovrano saudita PIF sembra vicino alla cessione della sua quota all’interno dell’Al Hilal, il club guidato oggi da Simone Inzaghi. Già negli ultimi mesi del 2025 i media locali hanno parlato di un forte interesse da parte del principe Alwaleed bin Talal, imprenditore, dirigente e multimiliardario, attualmente presidente e amministratore delegato della Kingdom Holding Company. La trattativa tra il fondo, che detiene il 75 per cento dell’Al Hilal, e la società è in corso. Il restante 25 per cento, come spiegato da Calcio e Finanza, è attualmente nelle mani di un’organizzazione non profit che da tempo riceve finanziamenti dallo stesso principe. PIF potrebbe allentare i propri investimenti in Arabia Saudita per dare spazio a investitori privati, nazionali o stranieri. Per questo nel 2026 potrebbero aprirsi nuove strade per le cessioni anche degli altri club di cui è azionista di maggioranza. Sono l’Al Nassr, l’Al Ittihad e l’Al Ahli.

Juventus, Ottolini è ufficialmente il nuovo ds

Mancava solo l’ufficialità: dal 1° gennaio 2026 Marco Ottolini è il nuovo direttore sportivo della Juventus. La sua attività si svolgerà alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato Damien Comolli e in coordinamento con le principali figure dell’area tecnica, a partire dal responsabile delle strategie del club Giorgio Chiellini, passando per il direttore tecnico François Modesto. Per Ottolini si tratta di un ritorno a Torino: tra il 2018 e il 2021 aveva già fatto parte della struttura bianconera, inizialmente come osservatore e successivamente con il ruolo di responsabile dei calciatori in prestito e del progetto Club 15.

Serie A, il designatore Rocchi risponde alle polemiche

Il 2025 della Serie A si sta chiudendo all’insegna delle polemiche. Lo scontro tra la Lazio e gli arbitri dopo la lettera inviata dalla società alla Lega Serie A per protestare contro il gol convalidato all’Udinese sembra tutt’altro che vicino alla fine. E a intervenire, dopo il primo botta e risposta, è stato anche il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Quest’ultimo a Open Var su Dazn ha commentato la vicenda e ha affermato: «L’ho sempre detto a tutti senza problemi e lo ribadisco: se qualcuno non crede alla nostra buona fede, io domani mattina lascio».

Rocchi: «Vedreste quanto mi incazzo»

Una presa di posizione dura, quella di Rocchi, che ha anche aggiunto: «Il nostro obiettivo è quello di fare i meno errori possibili, poi ne commettiamo, e se foste con me qualche weekend vedreste quanto mi incazzo». Poi è entrato nel merito del gol convalidato a Davis, valido per l’1-1 tra Udinese e Lazio. L’ha definita «una rete buona. Lo dico da persona a cui piace il calcio. Non puoi annullare dei gol del genere, soprattutto quando uno tocca il pallone con un braccio chiuso o comunque in un modo totalmente fortuito come questo».

E ancora: «Qui da arbitro dico che è una regola su cui sicuramente va fatta chiarezza e me ne assumo la responsabilità, perché poi alle persone dobbiamo dare risposte che siano il più oggettive possibile. È chiaro che in questo momento questo avverbio “immediatamente” ci mette un pochino in difficoltà e io oggi ai ragazzi non posso dire che hanno sbagliato, perché se io vado a vedere l’immediatezza in questo caso non c’è. Il giocatore recupera la palla con un tocco di mano sì, ma fa quattro dribbling di fronte a sé, pertanto se mi chiedete se c’è immediatezza, questa non può esserla mai. Al tempo stesso dico, anche molto sinceramente, che, se io da fuori devo capire, e non sono un arbitro, qual è la decisione corretta faccio fatica».

Sugli arbitri è scontro tra Lazio e Lega Serie A

Da una parte la Lazio, che dopo il pari contro l’Udinese subito all’ultimo secondo ha inviato una lettera alla Lega Serie A in cui ha denunciato i «continui errori arbitrali» che avrebbe subito. Dall’altro il presidente della stessa Lega, Ezio Maria Simonelli, che a Radio Anch’io Sport ha rispedite le critiche al mittente e chiesto «rispetto». È questo lo scontro che tiene banco nell’ultimo lunedì del 2025, con un turno di campionato non ancora completato e in attesa del posticipo tra Roma e Genoa. Tutto è partito dal gol con cui Davis ha fissato sull’1-1 il punteggio tra Udinese e Lazio. L’attaccante ha toccato il pallone con un braccio prima della rete, ma per arbitro e VAR non è stato un tocco punibile. Da qui le rimostranze della Lazio e la risposta picca del numero uno della Serie A.

L’attacco della Lazio: «Criteri uniformi e trasparenza»

Nella lettera inviata domenica 28 dicembre, il club biancoceleste si è detto pronto a «intraprendere ogni iniziativa consentita a tutela dei propri diritti, dei danni economici subiti anche in considerazione dello status di società quotata, della regolarità sportiva e del rispetto dovuto ai propri tifosi». Nella lunga missiva si parla di «rispetto per il ruolo arbitrale», ma anche del «ripetersi di episodi arbitrali e a valutazioni VAR incoerenti, disomogenee e determinanti, che stanno producendo un pregiudizio sportivo evidente ai danni della S.S. Lazio, minando al contempo la credibilità dell’intero sistema e generando rilevanti danni economici. Non si tratta del singolo errore, fisiologico nello sport. Si tratta di una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».

La società ha contestato questa «applicazione non uniforme dei criteri» e chiesto un intervento immediato, attraverso un tavolo istituzionale con il coinvolgimento della Figc. Tra le richieste anche strumenti per uniformare le decisioni e «misure di trasparenza volte a ridurre il vuoto informativo che alimenta tensioni e delegittimazione». Inoltre si è detta disponibile a fornire un dossier con tutti gli errori che avrebbe subito. Nel suo lungo attacco la Lazio ha parlato anche di «una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».

Simonelli: «Ci vuole rispetto»

Ed è stato proprio questo uno dei passaggi che Simonelli non ha digerito. Durante l’intervista ha affermato: «Risponderemo come a tutte le comunicazioni di vario tipo che giungono dai club, Pec o non Pec, dopo averle analizzate nelle sedi inopportune. Sul fatto che la credibilità del campionato sia minata, non mi trovo. Ci vuole rispetto per la classe arbitrale che svolge un ruolo delicato». E ancora: «Non è mio compito quello di dissertare sui fatti tecnici. Ieri sera ho avuto modo di sentire il designatore Rocchi per gli auguri di buon anno e mi ha anticipato che domani sera su Open Var verrà data un’ampia e dettagliata spiegazione sul gol contestato dalla Lazio. Da presidente di Lega, non posso che confermare la totale fiducia nell’operato della classe arbitrale: metterla in dubbio mina fortemente, questo sì, la credibilità del sistema e non è tollerabile».

Infine il presidente della Lega ha concluso: «Ci può stare che un club si senta danneggiato da alcuni episodi, ma come sappiamo gli errori arbitrali fanno parte del gioco del calcio così come gli errori degli attaccanti, dei difensori e dei portieri e come tali vanno accettati senza pregiudizi. Se poi si ritiene, come scritto nella lettera, che si tratta di “una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità” allora il discorso è diverso. Se si sostiene che c’è un disegno dietro, la strada è quella della denuncia nelle sedi competenti».

Milan-Como, Simonelli: «A San Siro alla prima data utile»

«Milan-Como si giocherà a San Siro alla prima data utile». A parlare è il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1. È confermato dunque che il match, valido per la 24esima giornata di campionato in programma nel weekend del 7 e dell’8 febbraio, si disputerà in casa dei rossoneri dopo l’annullamento della trattativa che avrebbe dovuto portato l’incontro in Australia, a Perth. «Il Milan è uscito dalla Coppa Italia e la gara sarà piazzata il prima possibile, in uno dei mercoledì in cui lo stadio sarà libero dalla Champions League dell’Inter». Quando si giocherà? Ecco le ipotesi più accreditate.

Milan-Como, Simonelli: «A San Siro alla prima data utile»
Christian Pulisic del Milan contro il Como (Ansa).

Milan-Como a San Siro: le probabili date del recupero

Le parole di Simonelli chiudono dunque la lunga querelle della trasferta australiana della Serie A. Il match tra i rossoneri di Massimiliano Allegri e i lariani di Cesc Fabregas, rinviato per l’impraticabilità di San Siro nei giorni della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina in programma il 6 febbraio, si dovrebbe giocare dopo circa 10-15 giorni. Molto probabilmente, infatti, la partita si disputerà al Meazza il 17 o il 24 febbraio: più accreditata la prima ipotesi, che salterebbe solamente qualora l’Inter non arrivasse tra le prime otto in Champions League, dove attualmente è sesta nella classifica del maxi girone. Se costretti ai playoff non come testa di serie (ossia in caso arrivassero fra il 17esimo e il 24esimo posto), i nerazzurri dovrebbero scendere in campo proprio la settimana del 17 per la gara di andata.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Se mille vi sembrano abbastanza. Toccato dalle polemiche sul costo indecente dei biglietti per assistere alle partite del Mondiale di Canada-Messico-Usa 2026, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, si è inventato la classica pezza peggiore del buco. È stato stabilito che, per ogni partita del torneo, verranno messi a disposizione mille ingressi da 60 dollari. Praticamente siamo ai biglietti di cittadinanza: 500 per ciascuna delle tifoserie nazionali coinvolte. Una quota che non arriva al 2 per cento della capienza degli stadi toccati dalla manifestazione. Sul modo in cui questi ticket verranno messi sul mercato nulla si sa, per il momento. Si prevede uno spettacolo simile a quello dei click day. E sarà anche da capire se i fortunati saranno inseriti in un settore dello stadio a sé. Una specie di riserva indiana, a rischio di essere percepita dagli altri spettatori come il simbolo di un welfarismo cieco e parassitario.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa

Situazioni strane e folli. Tipiche della Fifa di Infantino. Un’istituzione ridisegnata dal suo presidente a propria immagine e somiglianza, come se si trattasse di un feudo personale. Tanto da autorizzare a ribattezzarla Fifantino. È uno stato delle cose che già così è sgradevolissimo. Diventa anche grottesco se si guarda al talento da gaffeur del presidente. Che non si capisce se ci è o ci fa, ma che certamente spende una formidabile faccia di bronzo anche quando la cosa migliore sarebbe andare a nascondersi. Invece lui va avanti come se nulla fosse, come se non gli avessero inserito il chip dell’imbarazzo.

Servile coi potenti: Putin, Trump, bin Salman…

Mister Fifantino ama gli autocrati. È stato chiaro fin dall’inizio del suo mandato, è stato confermato dal modo in cui si è mosso negli anni più recenti. Da Vladimir Putin alla famiglia Al Thani del Qatar, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al presidente statunitense Donald Trump, è ricca la galleria dei capi di Stato e di governo che gestiscono il potere al di fuori di ogni logica democratica. Ciò che per il capo del calcio mondiale non è un problema. Anzi, capita che egli si spenda per legittimare regimi che sul piano dei diritti umani e delle libertà civili lasciano molto a desiderare.

La conferenza diventata uno dei punti più bassi nella storia della Fifa

La sua conferenza stampa alla vigilia dell’apertura del Mondiale 2022 in Qatar rimane uno dei punti politicamente ed eticamente più bassi nella storia della Fifa. Quel giorno Infantino accusò l’Europa di ipocrisia e si nominò garante dell’emirato. Ciò che successivamente avrebbe fatto rispetto alla candidatura mondiale dell’Arabia Saudita, nella corsa all’edizione 2034. Ma è con Trump che si è toccato il fondo.

La farsa del premio Fifa per la pace

Nei confronti del presidente degli Usa il capo del calcio mondiale assume un atteggiamento scodinzolante. Nonché ampiamente munifico. All’inquilino della Casa Bianca è stato donato l’originale della coppa assegnata alla vincitrice della prima edizione del Mondiale Fifa per club (il Chelsea, che si è dovuto accontentare di una copia). E allo stesso Trump è stato conferito un improbabile premio Fifa per la pace, durante la cerimonia per il sorteggio dei gironi di fase finale del Mondiale. Questa cialtronata è valsa a Infantino una denuncia da parte di FairSquare, organizzazione che si occupa di difesa dei diritti umani. Ma nessun problema: a giudicare Infantino sarà il comitato etico della stessa Fifa. Una farsa, l’ennesima.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Infantino consegna a Trump il premio Fifa per la pace (foto Ansa).

Il siparietto scadente con IShowSpeed

La sua voglia di essere sempre sulla scena non conosce limiti, né trascura i canali più attuali di diffusione. Attivissimo su Instagram, dove celebra le nuove soglie di follower raggiunti manco fosse Rita De Crescenzo, Infantino non si è fatto mancare nemmeno una diretta streaming con Darren Jason Watkins Jr., meglio noto come IShowSpeed, youtuber e influencer statunitense che di recente ha orientato i suoi interessi verso il calcio. Nelle settimane che hanno preceduto il Mondiale Fifa per club (giugno-luglio 2025) è andato in diretta un desolante duetto nello studio dello streamer, col trofeo della competizione (quello originale, finito poi nelle mani di Trump) piazzato alle spalle dei due.

Nella parte finale dello streaming, IShowSpeed ha voluto cimentarsi in una capriola da fermo, giusto per rimarcare quale fosse l’atmosfera da mediocre circo. Provocando una vibrazione del pavimento che per poco non ha fatto cadere il trofeo. Un vero peccato che non sia successo, ché tanto al suo legittimo vincitore sarebbe toccata comunque una copia.

La tremenda uscita sul Memoriale del Genocidio ruandese

Purtroppo per lui, Infantino è così. Pare che le figure penose se le vada a cercare. Ne rimediò una terrificante in Ruanda, quando nel 2023 si è guadagnato l’ultima rielezione, in ordine di tempo, a capo della Fifa. Il ritorno nel Paese dell’Africa orientale gli aveva richiamato alla mente i giorni del 2016, quando si lanciava per la prima volta nella corsa elettorale per prendersi la poltrona più alta del calcio internazionale. E rievocando quei giorni, aveva raccontato che, in un momento d’incertezza sull’opportunità di continuare nella corsa elettorale, una visita al Memoriale del Genocidio ruandese lo aveva spinto a dire a se stesso: «Chi sono io per arrendermi? Questo Paese ha tanto sofferto e si è risollevato».

Questa associazione di idee, rimasta misteriosa a chiunque, lo avrebbe convinto a insistere nella corsa. E le polemiche seguite a una dichiarazione tanto irriguardosa e sballata lo hanno costretto a un tentativo di spiegazione che si è risolto in una supercazzola.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il selfie postato da Infantino su Instagram durante una veglia funebre per Pelè.

Gli scivoloni su Pelé e i diritti salariali delle donne

E come dimenticare i selfie con la salma di Pelé sullo sfondo? E ancora, le sue dichiarazioni sulla prospettiva che si realizzi nel calcio una condizione di parità (a partire dai livelli salariali) fra uomini e donne, rilasciate alla vigilia della finale del Mondiale femminile 2023: «Fate la battaglia giusta, spingete la porta e convincete noi uomini». Perché invece lui, da capo del calcio mondiale, a prendere l’iniziativa non ci pensa proprio.

Le scuse per i guanti bianchi fatti indossare a Scaloni

Si è fatta anche una gran confusione sui guanti bianchi indossati da Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, per portare la Coppa del Mondo sul palco del sorteggio mondiale. In un primo momento si era creduto fosse un obbligo imposto dal cerimoniale Fifa, ma in seguito sono state diffuse interpretazioni alternative. A ogni modo, Infantino si è sentito in dovere di scusarsi. Almeno questa volta.

Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Il ct dell’Argentina Scaloni coi guanti bianchi.

Quando l’episodio è avvenuto, da pochi giorni Infantino aveva ricevuto l’annuncio che per lui è pronto il decreto per la concessione della cittadinanza libanese. Sarebbe il terzo passaporto, dopo quello svizzero e quello italiano.

Il fatto che abbia sposato una cittadina del Paese dei Cedri non è in relazione; tanto più che, per la legislazione libanese sulla cittadinanza, le mogli libanesi non possono trasmettere la cittadinanza ai mariti stranieri, a differenza di quanto avviene ai mariti libanesi con le mogli straniere. Il motivo per cui il presidente libanese Joseph Aoun ha concesso la cittadinanza a Infantino non è noto. Ha provveduto comunque il presidente della federcalcio libanese, Hachem Haidar, a illustrare una coincidenza: la Fifa si appresta a finanziare la costruzione di uno stadio da 30 mila posti a Beirut. Così vanno le cose nel magico mondo di Fifantino.

Tragedia in Montenegro, si stacca la seggiovia: morto il calciatore Hertner

Lutto nel calcio tedesco. Il 34enne Sebastian Hertner, difensore e capitano dell’Estv Hamburg che milita in quinta serie, è morto dopo essere precipitato da un’altezza di 70 metri in Montenegro. Era in villeggiatura con la moglie, rimasta ferita nell’incidente, a Savin Kuk, località sciistica nel Nord del Paese per trascorrere le vacanze di Natale quando la seggiovia su cui si trovava si è improvvisamente staccata, facendolo cadere nel vuoto. «Siamo sconvolti e profondamente addolorati. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla sua famiglia e ai suoi cari», ha scritto il club in un breve comunicato. «Riposa in pace, Sebastian». Le autorità montenegrine hanno ordinato la chiusura dell’impianto, in attesa che la procura effettui le indagini per individuare le cause del malfunzionamento.

La ricostruzione dell’incidente in cui è morto Sebastian Hertner

Secondo le prime ricostruzioni, Sebastian Hertner era in vacanza presso il comprensorio sciistico di Savin Kuk, vicino alla località turistica Zabliak, nel Montenegro settentrionale. A un certo punto, la seggiovia biposto su cui si trovava assieme alla moglie si è staccata improvvisamente dal cavo e ha urtato il posto retrostante e il calciatore, precipitato nel vuoto per 70 metri e morto sul colpo. Per la donna, testimone dell’accaduto e attualmente sotto shock, solo una frattura alla gamba riportata per essere rimasta intrappolata nella sedia danneggiata.

La carriera del calciatore tedesco, che ha vestito la maglia della Nazionale

Classe 1991, originario di Leonberg nel land Baden-Württemberg, Sebastian Hertner aveva iniziato la sua carriera professionistica nelle giovanili dello Stoccarda, pur non riuscendo mai a debuttare in Bundesliga. Dopo aver vestito la maglia della Nazionale tedesca sia nell’Under 18 sia nella successiva categoria, ha disputato 95 partite in Zweite Bundesliga, la Serie B locale, con il Monaco 1860, il Darmstadt 98 e l’Erzhgebirge Aue. Più di 100 le presenze in terza divisione con Stoccarda II, Aue, VfB Lubecca e Türkgücü Monaco. Prima di approdare all’Estv Hamburg, di cui era capitano.

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea

La conduttrice americana Martha Stewart, nota per i programmi di cucina, giardinaggio e fai da te, è la nuova comproprietaria dello Swansea, club del Galles meridionale che milita in Championship, la seconda divisione del calcio britannico. L’84enne miliardaria era presente alla partita di venerdì 19 dicembre vinta in rimonta dai Jacks per 2-1 contro il Wrexham, società tra l’altro gestita da altre due stelle dello spettacolo, Ryan Reynolds e Rob McElhenney. L’imprenditrice, diventata la prima miliardaria self-made americana, è solo l’ultima celebrità a entrare nello Swansea: ad aprile aveva acquistato una quota di minoranza il fantasista croato del Milan Luka Modric, seguito a luglio dal rapper Snoop Dogg.

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea
Martha Stewart con Snoop Dogg (dal profilo X del rapper).

Martha Stewart comproprietaria dello Swansea: la nota del club

«Siamo lieti di confermare che Martha Stewart, che ha costruito una lunga e brillante carriera come principale esperta americana di economia domestica e lifestyle, ha seguito le orme di Snoop Dogg e Luka Modric diventando proprietaria di minoranza del club», si legge nel comunicato ufficiale dello Swansea. «Siamo molto lieti di darle il benvenuto e sappiamo che vivere di persona la partita dello scorso venerdì sera non ha fatto altro che aumentare il suo entusiasmo». Nonostante l’aggiunta di un altro investitore e il 19esimo posto in classifica, il club ha affermato che probabilmente non spenderà molto nella sessione di mercato di gennaio. «Dato l’elevato turnover di giocatori nella nostra squadra durante la sessione estiva del 2025 e la comprovata esperienza di Vitor (Matos, allenatore nominato a novembre, ndr.) nello sviluppo e nel miglioramento dei giovani giocatori, non prevediamo che la sessione di gennaio sarà particolarmente impegnativa».

«Naturalmente, cercheremo sempre modi per rafforzare la squadra e se crediamo che queste opportunità siano disponibili e rappresentino buoni affari per il club, allora cercheremo di capitalizzare», ha proseguito la società. «Data la dimensione della squadra che abbiamo già, è probabile che gennaio sarà un mese relativamente tranquillo».

Calciomercato sbloccato per la Lazio, per il Napoli solo a saldo zero

Dopo il blocco ricevuto in estate, la Lazio potrà tornare a operare liberamente durante la sessione invernale del calciomercato. Il club biancoceleste ha infatti rispettato i parametri richiesti dalla Commissione indipendente che monitora i conti delle squadre italiane, ovvero un rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi inferiore allo 0,8, e dunque non avrà alcuna limitazione. Anche il Como potrà operare senza restrizioni, dopo aver sistemato una situazione difficile con aumento di capitale.

Calciomercato sbloccato per la Lazio, per il Napoli solo a saldo zero
Antonio Conte, allenatore del Napoli (Ansa).

Il Napoli potrà invece operare solo a saldo zero

Brutte notizie, invece, per Napoli e Pisa: i due club, che sono finite oltre il valore dello 0,8, dovranno operare a saldo zero: per ogni giocatore acquistato deve esserci un’uscita equivalente. In estate l’indicatore che diventerà ancora più restrittivo: il limite passerà infatti a 0,7.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo

La Juventus ha scelto il nuovo direttore sportivo. Il club bianconero ha raggiunto un accordo verbale con Marco Ottolini, ex Genoa da sempre in pole sull’agenda di Damien Comolli. Per l’ex del Grifone si tratta di un ritorno a Torino, dove aveva già lavorato per quattro anni tra il 2018 e il 2022. Con lui si completa dunque l’organigramma della Signora, in quanto affiancherà il direttore tecnico François Modesto e Giorgio Chiellini, che ricopre la carica di Director of Football Strategy.

La carriera di Marco Ottolini, nuovo ds della Juventus

Classe 1980, Marco Ottolini vanta un passato da calciatore avendo vestito la maglia del Brescia. Ha avviato la sua carriera dirigenziale nel 2015, quando assunse l’incarico di osservatore all’Anderlecht, club che milita nella prima divisione belga. Vi è rimasto per tre anni: nel 2018, grazie al suo lavoro, ha attirato l’attenzione proprio della Juventus, che l’ha voluto per lo stesso incarico oltre che per la posizione di responsabile del progetto Club 15, rete di collaborazioni con club europei e statunitensi con l’obiettivo di sviluppare talenti, creare sinergie e ampliare la presenza internazionale del club. Durante la sua prima esperienza in bianconero ha anche guidato la gestione dei calciatori in prestito e seguito da vicino la nascita del progetto Next Gen, squadra oggi iscritta al campionato di Serie C.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo
Il logo della Juventus (Imagoeconomica).

Dopo quattro stagioni, nel 2022 ha lasciato la Juventus per approdare al Genoa nel nuovo ruolo di direttore sportivo, ricoperto fino al 31 ottobre 2025. In Liguria ha contribuito in maniera cruciale alla scoperta e alla valorizzazione di tanti talenti della prima squadra, tra cui Radu Dragusin, passato in Premier League al Tottenham, e Josep Martinez, attuale vice di Yann Sommer all’Inter. Oltre a Koni De Winter, attualmente nelle fila del Milan, e ovviamente al bomber della Nazionale Mateo Retegui, prelevato dal campionato argentino dopo le prime partite in Azzurro e poi venduto all’Atalanta. Ora il ritorno alla Juventus, nuovo capitolo della sua ancora giovane carriera.

Il Napoli vince la Supercoppa italiana

Il Napoli vince la Supercoppa italiana 2025. Un gol per tempo di David Neres porta ad Antonio Conte il primo trofeo della stagione. I partenopei dopo la vittoria contro il Milan in semifinale superano con merito anche la squadra di Vincenzo Italiano, che venerdì 19 dicembre aveva eliminato ai rigori l’Inter.

Simonelli: «Possibile ritorno al vecchio format dall’anno prossimo»

Intanto prima del match il presidente della Serie A Ezio Maria Simonelli ha aperto alla possibilità di un ritorno al vecchio format, lontano dall’Arabia Saudita, per il torneo già dal 2026. Ai microfoni di Sport Mediaset ha dichiarato: «La sinergia con il mondo arabo è andata bene fino a qui, sono quattro anni che facciamo la Supercoppa in questo luogo ma l’anno prossimo non verrà giocata qui. Forse torneranno a sfidarsi solo la vincitrice del campionato contro la vincitrice della coppa Italia».

Milan-Como non si giocherà in Australia

Milan-Como si giocherà in Australia, anzi no. Solo pochi giorni fa, alla vigilia della Supercoppa a Riyad, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, ai microfoni di Mediaset, aveva annunciato l’accordo per la trasferta più lunga nella storia del nostro campionato. Il match fra i rossoneri e gli uomini di Cesc Fabregas si sarebbe disputato a Perth per l’impossibilità di giocare al Meazza impegnato per le Olimpiadi invernali. Ora il colpo di scena: tutto saltato. A far fallire l’accordo sarebbero state ulteriori condizioni economiche imposte, considerate inaccettabili, dalla Federcalcio asiatica, che già aveva pretesto la nomina di arbitri australiani per il match. Atteso a breve un comunicato della Lega.

Milan-Como, le parole di Simonelli prima della Supercoppa

Il cambio di rotta arriva a pochi giorni di distanza da quella che appariva come la conferma definitiva della riuscita del progetto. Giovedì 18 dicembre, a pochi minuti dal fischio d’inizio della semifinale di Supercoppa italiana fra Milan e Napoli, il presidente Simonelli aveva annunciato in diretta su Italia 1 che la partita si sarebbe disputata in Australia. «Si giocherà a Perth, come da programma», aveva spiegato il numero uno della Lega Serie A tornando sulla questione dei direttori di gara. «Collina (presidente della commissione arbitri della Fifa, ndr.) mi ha dato grandi garanzie sugli arbitri asiatici. Questo ci ha rassicurati ed è una condizione che accetteremo». Ora, il dietrofront. Legato, come si evince, a nuove problematiche.

Mario Beretta nominato presidente del settore tecnico Figc

Il Consiglio federale della Figc (Federazione italiana giuoco calcio) ha nominato all’unanimità Mario Beretta nuovo presidente del settore tecnico. Si tratta di un ruolo centrale nello sviluppo del calcio nazionale. Beretta era stato proposto dal presidente della Figc Gabriele Gravina, in accordo con l’Aiac, l’Associazione italiana allenatori calcio. Non un caso, visto che Beretta ha guidato per anni diversi club in Serie A e B, oltre ad aver già ricoperto ruoli importanti nelle strutture federali.

Mario Beretta, la carriera

Nato a Milano il 30 ottobre 1959, il dirigente ha cominciato ad allenare formazioni giovanili all’inizio degli anni ’80. Il debutto tra i “grandi” è arrivato al Corsico, nel 1994. Poi Pro Patria, Saronno, Como, Lumezzane, Varese, Ternana e Chievo, nella fortunata annata 2004-2005. In quella stagione ha esordito in Serie A e ha portato i gialloblù alla salvezza. Poi il passaggio al Parma, prima di Siena, Lecce e Torino. Nel 2010 una breve parantesi al Paok, prima del rientro in Italia, al Brescia. Infine ha allenato Cesena, Siena e Latina.

Napoli contro Allegri dopo la sfida di Supercoppa, la nota del club

Sembrava finita lì. Con un (pesante) alterco tra le panchine durante la partita, Allegri che minimizza in conferenza stampa: «Sono cose di campo». E invece, nella mattinata successiva alla semifinale di Supercoppa, il Napoli ha rilasciato un comunicato al vetriolo proprio contro il tecnico rossonero: «La SSC Napoli condanna con fermezza l’atteggiamento dell’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri che, durante la semifinale di Supercoppa Italiana, alla presenza di decine di persone a bordocampo e in diretta televisiva, ha pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati».

Non solo, il club campione d’Italia ha inoltre sollecitato un intervento degli organi competenti, sottolineando la gravità dell’episodio e la sua ampia visibilità: «Auspichiamo che tale aggressione, totalmente fuori controllo, non passi inosservata, a maggior ragione perché, con 33 telecamere impegnate nella produzione dell’evento, è impossibile non riscontrare quanto avvenuto». La gara era stata caratterizzata fin dai primi minuti da continui confronti verbali tra le due panchine, accesi a ogni decisione arbitrale contestata. In particolare, le proteste si sono intensificate quando l’arbitro Zufferli ha evitato di estrarre cartellino giallo per un fallo di Rabiot alla mezz’ora su Politano, con il francese che ha scalciato da terra l’avversario. Da lì lo scontro verbale, con Allegri che ripetutamente, il labiale è abbastanza eloquente, grida: «Sei un coglione» a Oriali.

La Fifa apre al ritorno nel calcio della Russia

Dopo quattro anni dall’esclusione, la Russia potrebbe tornare ufficialmente a disputare una competizione Fifa. Lo riporta il quotidiano The Athletic, secondo cui la federazione mondiale di calcio non avrebbe posto alcun veto alla partecipazione della nazionale russa né alla Bielorussia al prossimo torneo Under 15, in arrivo nel 2026. I due Paesi non risultano sospesi dalla Fifa e dall’Uefa, ma le loro società sì. Sarebbe la prima competizione dall’inizio della guerra in Ucraina, quindi, per una formazione con bandiera russa. La competizione maschile si terrà nel 2026 mentre quella femminile nel 2027. E saranno tornei aperti «a tutte le associazioni membri». Tra l’altro, anche il presidente Gianni Infantino nei mesi scorsi ha parlato degli atleti russi. In un post su Instagram ha dichiarato di «sostenere» la loro partecipazione, «in particolare dei giovani atleti» ai vari eventi sportivi.

Mondiali 2026, la Fifa risponde alle polemiche sui prezzi

La FIFA ha risposto alle polemiche sui prezzi dei biglietti per le gare dei Mondiali 2026 con un pacchetto dedicato ai tifosi disponibile a un prezzo fisso. Si chiama Supporter Entry Tier ed è una fascia dedicata ai fan delle nazionali qualificate. Il prezzo sarà fisso e di 60 dollari a biglietto, poco più di 50 euro al cambio attuale. Sarà valido per ognuna delle 104 partite in programma, compresa la finale. Nelle ultime settimane la federazione guidata da Gianni Infantino è stata criticata pesantemente per i prezzi elevati dei biglietti per la Coppa del Mondo 2026. La Fse, Football Supporters Europe, aveva accusato la FIFA di «un tradimento monumentale».

Mondiali, i biglietti a prezzo fisso distribuiti dalle PMA

Ma la tariffa fissa non varrà per tutti. I biglietti nella fascia economica saranno assegnati ai tifosi delle squadre presenti al Mondiale. La selezione e la distribuzione toccheranno alle Associazioni Membro Partecipanti (PMA). Ognuna di esse definirà i propri criteri per selezionare i tifosi a cui andranno i biglietti, ma la FIFA ha chiesto di favorire quelli più fedeli e maggiormente legati alla Nazionale di riferimento. Ogni PMA collocherà la metà dei suoi biglietti nella fascia di prezzo più accessibile. L’altra metà sarà suddivisa nelle fasce standard e premier.