Calciomercato sbloccato per la Lazio, per il Napoli solo a saldo zero

Dopo il blocco ricevuto in estate, la Lazio potrà tornare a operare liberamente durante la sessione invernale del calciomercato. Il club biancoceleste ha infatti rispettato i parametri richiesti dalla Commissione indipendente che monitora i conti delle squadre italiane, ovvero un rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi inferiore allo 0,8, e dunque non avrà alcuna limitazione. Anche il Como potrà operare senza restrizioni, dopo aver sistemato una situazione difficile con aumento di capitale.

Calciomercato sbloccato per la Lazio, per il Napoli solo a saldo zero
Antonio Conte, allenatore del Napoli (Ansa).

Il Napoli potrà invece operare solo a saldo zero

Brutte notizie, invece, per Napoli e Pisa: i due club, che sono finite oltre il valore dello 0,8, dovranno operare a saldo zero: per ogni giocatore acquistato deve esserci un’uscita equivalente. In estate l’indicatore che diventerà ancora più restrittivo: il limite passerà infatti a 0,7.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo

La Juventus ha scelto il nuovo direttore sportivo. Il club bianconero ha raggiunto un accordo verbale con Marco Ottolini, ex Genoa da sempre in pole sull’agenda di Damien Comolli. Per l’ex del Grifone si tratta di un ritorno a Torino, dove aveva già lavorato per quattro anni tra il 2018 e il 2022. Con lui si completa dunque l’organigramma della Signora, in quanto affiancherà il direttore tecnico François Modesto e Giorgio Chiellini, che ricopre la carica di Director of Football Strategy.

La carriera di Marco Ottolini, nuovo ds della Juventus

Classe 1980, Marco Ottolini vanta un passato da calciatore avendo vestito la maglia del Brescia. Ha avviato la sua carriera dirigenziale nel 2015, quando assunse l’incarico di osservatore all’Anderlecht, club che milita nella prima divisione belga. Vi è rimasto per tre anni: nel 2018, grazie al suo lavoro, ha attirato l’attenzione proprio della Juventus, che l’ha voluto per lo stesso incarico oltre che per la posizione di responsabile del progetto Club 15, rete di collaborazioni con club europei e statunitensi con l’obiettivo di sviluppare talenti, creare sinergie e ampliare la presenza internazionale del club. Durante la sua prima esperienza in bianconero ha anche guidato la gestione dei calciatori in prestito e seguito da vicino la nascita del progetto Next Gen, squadra oggi iscritta al campionato di Serie C.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo
Il logo della Juventus (Imagoeconomica).

Dopo quattro stagioni, nel 2022 ha lasciato la Juventus per approdare al Genoa nel nuovo ruolo di direttore sportivo, ricoperto fino al 31 ottobre 2025. In Liguria ha contribuito in maniera cruciale alla scoperta e alla valorizzazione di tanti talenti della prima squadra, tra cui Radu Dragusin, passato in Premier League al Tottenham, e Josep Martinez, attuale vice di Yann Sommer all’Inter. Oltre a Koni De Winter, attualmente nelle fila del Milan, e ovviamente al bomber della Nazionale Mateo Retegui, prelevato dal campionato argentino dopo le prime partite in Azzurro e poi venduto all’Atalanta. Ora il ritorno alla Juventus, nuovo capitolo della sua ancora giovane carriera.

Il Napoli vince la Supercoppa italiana

Il Napoli vince la Supercoppa italiana 2025. Un gol per tempo di David Neres porta ad Antonio Conte il primo trofeo della stagione. I partenopei dopo la vittoria contro il Milan in semifinale superano con merito anche la squadra di Vincenzo Italiano, che venerdì 19 dicembre aveva eliminato ai rigori l’Inter.

Simonelli: «Possibile ritorno al vecchio format dall’anno prossimo»

Intanto prima del match il presidente della Serie A Ezio Maria Simonelli ha aperto alla possibilità di un ritorno al vecchio format, lontano dall’Arabia Saudita, per il torneo già dal 2026. Ai microfoni di Sport Mediaset ha dichiarato: «La sinergia con il mondo arabo è andata bene fino a qui, sono quattro anni che facciamo la Supercoppa in questo luogo ma l’anno prossimo non verrà giocata qui. Forse torneranno a sfidarsi solo la vincitrice del campionato contro la vincitrice della coppa Italia».

Milan-Como non si giocherà in Australia

Milan-Como si giocherà in Australia, anzi no. Solo pochi giorni fa, alla vigilia della Supercoppa a Riyad, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, ai microfoni di Mediaset, aveva annunciato l’accordo per la trasferta più lunga nella storia del nostro campionato. Il match fra i rossoneri e gli uomini di Cesc Fabregas si sarebbe disputato a Perth per l’impossibilità di giocare al Meazza impegnato per le Olimpiadi invernali. Ora il colpo di scena: tutto saltato. A far fallire l’accordo sarebbero state ulteriori condizioni economiche imposte, considerate inaccettabili, dalla Federcalcio asiatica, che già aveva pretesto la nomina di arbitri australiani per il match. Atteso a breve un comunicato della Lega.

Milan-Como, le parole di Simonelli prima della Supercoppa

Il cambio di rotta arriva a pochi giorni di distanza da quella che appariva come la conferma definitiva della riuscita del progetto. Giovedì 18 dicembre, a pochi minuti dal fischio d’inizio della semifinale di Supercoppa italiana fra Milan e Napoli, il presidente Simonelli aveva annunciato in diretta su Italia 1 che la partita si sarebbe disputata in Australia. «Si giocherà a Perth, come da programma», aveva spiegato il numero uno della Lega Serie A tornando sulla questione dei direttori di gara. «Collina (presidente della commissione arbitri della Fifa, ndr.) mi ha dato grandi garanzie sugli arbitri asiatici. Questo ci ha rassicurati ed è una condizione che accetteremo». Ora, il dietrofront. Legato, come si evince, a nuove problematiche.

Mario Beretta nominato presidente del settore tecnico Figc

Il Consiglio federale della Figc (Federazione italiana giuoco calcio) ha nominato all’unanimità Mario Beretta nuovo presidente del settore tecnico. Si tratta di un ruolo centrale nello sviluppo del calcio nazionale. Beretta era stato proposto dal presidente della Figc Gabriele Gravina, in accordo con l’Aiac, l’Associazione italiana allenatori calcio. Non un caso, visto che Beretta ha guidato per anni diversi club in Serie A e B, oltre ad aver già ricoperto ruoli importanti nelle strutture federali.

Mario Beretta, la carriera

Nato a Milano il 30 ottobre 1959, il dirigente ha cominciato ad allenare formazioni giovanili all’inizio degli anni ’80. Il debutto tra i “grandi” è arrivato al Corsico, nel 1994. Poi Pro Patria, Saronno, Como, Lumezzane, Varese, Ternana e Chievo, nella fortunata annata 2004-2005. In quella stagione ha esordito in Serie A e ha portato i gialloblù alla salvezza. Poi il passaggio al Parma, prima di Siena, Lecce e Torino. Nel 2010 una breve parantesi al Paok, prima del rientro in Italia, al Brescia. Infine ha allenato Cesena, Siena e Latina.

Napoli contro Allegri dopo la sfida di Supercoppa, la nota del club

Sembrava finita lì. Con un (pesante) alterco tra le panchine durante la partita, Allegri che minimizza in conferenza stampa: «Sono cose di campo». E invece, nella mattinata successiva alla semifinale di Supercoppa, il Napoli ha rilasciato un comunicato al vetriolo proprio contro il tecnico rossonero: «La SSC Napoli condanna con fermezza l’atteggiamento dell’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri che, durante la semifinale di Supercoppa Italiana, alla presenza di decine di persone a bordocampo e in diretta televisiva, ha pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati».

Non solo, il club campione d’Italia ha inoltre sollecitato un intervento degli organi competenti, sottolineando la gravità dell’episodio e la sua ampia visibilità: «Auspichiamo che tale aggressione, totalmente fuori controllo, non passi inosservata, a maggior ragione perché, con 33 telecamere impegnate nella produzione dell’evento, è impossibile non riscontrare quanto avvenuto». La gara era stata caratterizzata fin dai primi minuti da continui confronti verbali tra le due panchine, accesi a ogni decisione arbitrale contestata. In particolare, le proteste si sono intensificate quando l’arbitro Zufferli ha evitato di estrarre cartellino giallo per un fallo di Rabiot alla mezz’ora su Politano, con il francese che ha scalciato da terra l’avversario. Da lì lo scontro verbale, con Allegri che ripetutamente, il labiale è abbastanza eloquente, grida: «Sei un coglione» a Oriali.

La Fifa apre al ritorno nel calcio della Russia

Dopo quattro anni dall’esclusione, la Russia potrebbe tornare ufficialmente a disputare una competizione Fifa. Lo riporta il quotidiano The Athletic, secondo cui la federazione mondiale di calcio non avrebbe posto alcun veto alla partecipazione della nazionale russa né alla Bielorussia al prossimo torneo Under 15, in arrivo nel 2026. I due Paesi non risultano sospesi dalla Fifa e dall’Uefa, ma le loro società sì. Sarebbe la prima competizione dall’inizio della guerra in Ucraina, quindi, per una formazione con bandiera russa. La competizione maschile si terrà nel 2026 mentre quella femminile nel 2027. E saranno tornei aperti «a tutte le associazioni membri». Tra l’altro, anche il presidente Gianni Infantino nei mesi scorsi ha parlato degli atleti russi. In un post su Instagram ha dichiarato di «sostenere» la loro partecipazione, «in particolare dei giovani atleti» ai vari eventi sportivi.

Mondiali 2026, la Fifa risponde alle polemiche sui prezzi

La FIFA ha risposto alle polemiche sui prezzi dei biglietti per le gare dei Mondiali 2026 con un pacchetto dedicato ai tifosi disponibile a un prezzo fisso. Si chiama Supporter Entry Tier ed è una fascia dedicata ai fan delle nazionali qualificate. Il prezzo sarà fisso e di 60 dollari a biglietto, poco più di 50 euro al cambio attuale. Sarà valido per ognuna delle 104 partite in programma, compresa la finale. Nelle ultime settimane la federazione guidata da Gianni Infantino è stata criticata pesantemente per i prezzi elevati dei biglietti per la Coppa del Mondo 2026. La Fse, Football Supporters Europe, aveva accusato la FIFA di «un tradimento monumentale».

Mondiali, i biglietti a prezzo fisso distribuiti dalle PMA

Ma la tariffa fissa non varrà per tutti. I biglietti nella fascia economica saranno assegnati ai tifosi delle squadre presenti al Mondiale. La selezione e la distribuzione toccheranno alle Associazioni Membro Partecipanti (PMA). Ognuna di esse definirà i propri criteri per selezionare i tifosi a cui andranno i biglietti, ma la FIFA ha chiesto di favorire quelli più fedeli e maggiormente legati alla Nazionale di riferimento. Ogni PMA collocherà la metà dei suoi biglietti nella fascia di prezzo più accessibile. L’altra metà sarà suddivisa nelle fasce standard e premier.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo

La Fiorentina è ultimissima in classifica, a un passo dalla serie B, a pochi mesi dai teorici festeggiamenti per l’anno del centenario (1926-2026). I giornalisti esperti di statistiche, come Andrea Trapani, sono lapidari: «Al momento siamo a otto punti dalla salvezza, quattro o cinque partite in cui le altre (almeno cinque squadre) dovrebbero iniziare a perdere sempre o quasi per farsi superare». Il cielo fiorentino è plumbeo come l’animo dei tifosi che non sanno più come prenderla. Rassegnazione, rabbia, sarcasmo. Le hanno provate tutte. È persino arrivata, qua e là, la richiesta di soccorso della politica, come se la politica potesse farci qualcosa. Sembra essere tuttavia una richiesta preventiva, in caso di fallimento della società. Ci pensi il Comune, ci pensi la Regione, ci pensino i parlamentari.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
La Fiorentina dopo la sconfitta contro l’Hellas Verona, il 14 dicembre 2025 (Ansa).

Le voci di una cessione imminente smentite da Commisso

Già una volta la Fiorentina fu salvata dalla politica. Fu l’allora sindaco Leonardo Domenici a guadagnarsi un posto nella hall of fame della squadra che fu di Batistuta e Rui Costa: «Il primo agosto 2002, giorno della cancellazione della Fiorentina, il sindaco di Firenze, assieme all’assessore allo Sport Eugenio Giani, costituì la società “Fiorentina 1926 Florentia srl” per salvare il titolo sportivo della Fiorentina e consentire l’arrivo di una nuova proprietà», ricorda il sito Museo Viola, ricco di dettagli interessanti sulla storia della squadra. Le cose oggi sono un po’ diverse, ma la città e la sua tifoseria sono cadute in una profonda depressione, sicché qualsiasi argomento o ragionamento semi-razionale non trova sponda. Nemmeno le parole del patron, Rocco Commisso, sono servite. L’imprenditore italoamericano ha problemi di salute che lo tengono lontano da Firenze (e che si sono aggiunti all’improvvisa scomparsa, nel 2024, del direttore generale Joe Barone), ma questo non gli impedisce di aggiornarsi su quel che succede. Comprese le voci che danno per imminente la cessione della Fiorentina. Più un desiderio di parte della tifoseria, politica compresa, che non dello stesso Commisso. «Queste voci non fanno altro che destabilizzare ulteriormente l’ambiente quando, invece, ci vorrebbe una grande compattezza da parte di tutti», ha detto l’imprenditore di origine calabrese a La Nazione. «Se avessi ragionato in questa maniera ogni volta che mi sono trovato in difficoltà con una mia azienda, oggi Mediacom non rappresenterebbe l’eccellenza che è! Tutte le aziende attraversano momenti di difficoltà ma la lungimiranza di chi guida una società sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso».

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Rocco Commisso (Ansa).

Un campionato disastroso nonostante gli investimenti

Intanto la Viola continua a perdere. Domenica 2 a 1 in casa contro l’Hellas Verona. In campionato non ha ancora vinto una partita, ha appena sei punti. Un vero disastro, impensabile a inizio stagione. Soprattutto dopo tutti i soldi spesi da Commisso in questo anno. Prima per fare il Viola Park, un gioiello alle porte di Firenze, a Bagno a Ripoli, costato 121 milioni di euro. Poi per il calciomercato di quest’anno. Novanta milioni di euro spesi per riscattare e comprare giocatori. Un allenatore di esperienza come Stefano Pioli, rientrato in Italia dopo due anni a Riad, al posto di Raffaele Palladino.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Stefano Pioli (Ansa).

Pioli, che non ha mai legato davvero con lo spogliatoio, è stato esonerato ma resta sotto contratto fino al 2028. «Per provare a capire cosa c’è dietro la crisi bisogna ripartire dall’inizio», ha detto l’ex portiere Giovanni Galli al Corriere della Sera. «L’ingaggio di Stefano, un tecnico esperto che ha vinto uno scudetto meraviglioso con il Milan, ha liberato inconsciamente i dirigenti. Avranno pensato che dopo due allenatori bravi ma giovani, come Italiano e Palladino, era arrivato il momento di rilassarsi. Una società non può mai abbassare la guardia». Ora c’è Paolo Vanoli, a rischio esonero pure lui.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Paolo Vanoli (Ansa).

«Firenze non merita questo scempio», ha twittato Matteo Renzi, ex sindaco, ex presidente del Consiglio, tifoso della Fiorentina.

La surreale vicenda del Franchi

C’è d’altronde una forte identificazione fra la città e la sua squadra di calcio. Un orgoglio di strapaese che talvolta rischia di non far vedere i limiti sia della città sia della squadra. Però questo sembrava davvero l’anno della Fiorentina, candidata ad arrivare fra le prime sei. Le motivazioni andranno scandagliate, prima o poi si capirà che cos’è successo. C’è chi ritiene che le motivazioni extracalcistiche abbiano pesato non poco. E qui si torna alla politica. Come la vicenda della ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi. Surreale, certo.

Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze (Ansa).

Breve recap: Commisso avrebbe voluto pagare di tasca sua il nuovo stadio, portandolo fuori da Campo di Marte, quartiere di Firenze che da sempre ospita il Franchi. Il problema è che la politica – Comune e Regione – hanno sempre detto no. Lo stadio della Fiorentina in mano ai privati? Giammai. Per giustificare il diniego tutti, compreso a suo tempo Eugenio Giani, citavano l’eccesso di presunta megalomania di Commisso, che sul Viola Park ha messo un insegna gigantesca con il suo nome: “Rocco B. Commisso”. E allora? Uno spende 120 milioni di euro e non può neanche metterci il nome sopra? Sarà pure un’americanata, come dice qualcuno, ma Firenze ci campa con le americanate da sempre. La città è un’immensa Disneyland da visitare in un giorno e mezzo, da troppi scambiata per un immaginario gabinetto a cielo aperto per espellere i propri malesseri, che male avrebbe fatto una scritta sul nuovo Franchi o come si sarebbe chiamato? Sicché i lavori di ristrutturazione, necessari per rendere più sicuro lo stadio, sono cominciati senza i soldi di Commisso. La Fiorentina, che paga l’affitto al Comune per giocare al Franchi, affronta gli avversari in uno stadio che è un cantiere e ha la metà dei posti rispetto ai 40 mila previsti (gli altri sono inagibili). Il che non è certo un aiuto allo spirito di una squadra che avrebbe bisogno del sostegno dei suoi tifosi non a mezzo servizio. L’anno scorso, con lo stadio mezzo vuoto per via dei lavori, la squadra arrivò sesta con 65 punti. Sembra un’altra epoca, quando la Fiorentina sembrava avere ancora una prospettiva solida.

La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto

La Juventus non la si perde solo in campo. La si perde soprattutto quando il club smette di essere un progetto e diventa una pratica amministrativa: un faldone con la scritta “contenimento”, una riga di bilancio da raddrizzare, un marchio da non far sfigurare. È per questo che l’ultima puntata della saga ExorTether è più importante di qualunque conferenza stampa: perché mette a nudo una domanda semplice, brutale, da tifoso prima ancora che da analista: dove stiamo andando?

La valutazione complessiva della Juventus è poco sopra il miliardo

Il fatto nuovo è l’offerta. Tether ha presentato una proposta per comprare cash il 65,4 per cento della Juventus detenuto da Exor e poi lanciare un’Offerta pubblica di acquisto (Opa) sul resto, allo stesso prezzo. Che, secondo Reuters, è 2,66 euro per azione, con un premio di circa il 21 per cento sulla chiusura precedente (2,19 euro). La valutazione complessiva della Juventus è poco sopra il miliardo. E qui arriviamo al primo punto da chiarire bene, senza parlare ai commercialisti (promesso): quanto entrerebbe a Exor?

La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto

Se la Juve vale poco sopra 1,1 miliardi di capitalizzazione (equity value) e Exor ne possiede il 65,4 per cento, l’incasso teorico sarebbe di circa 720 milioni di euro (1,1 × 0,654). Non «un miliardo». Un numero enorme lo stesso, ma va detto bene: l’offerta è sul capitale, non sull’azienda “al netto dei debiti”. Il debito — e ogni altra passività — resta nella società; Exor incassa vendendo le proprie azioni.

Elkann non ha risposto con un piano, una visione, una roadmap…

Secondo punto. Tether non si è limitata al prezzo. Ha aggiunto una promessa che, da sola, spiega perché questa vicenda non è folklore da social, ma materia industriale: un impegno a investire 1 miliardo di euro nello sviluppo del club, qualora l’operazione andasse in porto. A quel punto, la risposta di Exor è stata: no. «Nessuna intenzione di vendere». E fin qui, in astratto, è legittimo. Il problema è come lo racconti. Perché John Elkann non ha risposto con un piano, una visione, una roadmap. Ha risposto con un video “valoriale”: «storia e valori non sono in vendita», «famiglia bianconera di milioni di tifosi», «costruire un futuro vincente». Valori che evidentemente non valgono per la svendita dei giornali di proprietà, come hanno sottolineato i giornalisti de La Stampa.

Se rifiuti un’offerta rilevante, devi spiegarlo agli azionisti

Qui scatta anche un altro tipo di ironia amara. Nel video molti hanno notato la lettura dal gobbo. E la battuta da social, inevitabile, diventa politica: un gobbo vero non legge dal gobbo. Il problema non è leggere: è dover leggere la passione. Perché la passione, quando c’è, non ha bisogno di sottotitoli. La questione non è solo l’estetica. È di sostanza. Exor è una società quotata. E se rifiuti un’offerta rilevante, con premio di mercato, non puoi cavartela solo con l’album di famiglia. Devi spiegare perché convenga agli azionisti — anche di Exor — continuare così. Reuters ricorda un dato che pesa come un macigno: in sette anni gli investitori, guidati da Exor, hanno immesso circa 1 miliardo di euro nella Juventus. E il club non fa utile da quasi un decennio.

Exor sta razionalizzando gli asset italiani, e la contraddizione è evidente

Terzo punto. Questa storia si incastra in un contesto che rende il “no” ancora più sensibile. Exor sta razionalizzando gli asset italiani: vendita di Iveco, colloqui per cedere le attività news (giornali e radio) a un gruppo greco. Quindi: si snellisce l’Italia, ma la Juve viene difesa con la retorica della “tradizione”. È una contraddizione narrativa perfetta. E un tifoso ragiona così: se davvero non vendi, allora investi e guida. Se non guidi, allora perché non vendi?

La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La sala riunioni del cda della Juventus (Imagoeconomica).

Ed eccoci al punto centrale: visione contro contenimento. Tether non propone “l’ennesimo sponsor”. Mette sul piatto un cambio di scala: compra, paga un premio, e promette capitale industriale. Exor risponde: no, valori.

Il simbolo operativo di questa stagione di contenimento: Damien Comolli

Ma il tifoso, in fondo, chiede una cosa molto concreta: con quale modello competitivo la squadra può tornare credibile in Europa? Ed ecco il simbolo operativo di questa stagione: Damien Comolli. Tony Damascelli, su Il Giornale, ha parlato di caos «in campo e in società» e di una governance che pesa più delle scelte tecniche. Si può essere d’accordo o no. Ma la domanda resta inevasa: qual è il progetto? Perché se il progetto è “player trading + contenimento + comunicati valoriali”, la Juve rischia di diventare un hotel di lusso solo nella targhetta: suite vendute come prestigio, gestione da residence e la reception che ti ricorda una cosa sola, con gentilezza burocratica: l’importante è rispettare il regolamento. Cioè non vincere.

La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto
La Juve “non in vendita”, la retorica vuota di Elkann e l’assenza di un progetto

Se invece vuoi essere un brand globalePremier League docet — devi investire in ecosistema: sport, academy, infrastrutture, media, piattaforme digitali. E questo, senza capitali e senza visione, semplicemente non succede. Perché il punto, ormai, è quasi imbarazzante nella sua semplicità. Se rifiuti un’offerta con premio di mercato, se non presenti un piano industriale, se governi un club globale con comunicati valoriali e dirigenti da contenimento, allora non stai difendendo la Juventus: la stai imbalsamando, trasformandola in un reperto di prestigio buono solo per raccontare il passato.

Serve qualcuno che smetta di leggere dal gobbo e parli da leader

Il calcio internazionale non aspetta chi ha paura di perdere il controllo. Lo supera. E a quel punto la scelta diventa netta anche per i tifosi: continuare a vivere di una grande insegna spenta o accettare il rischio di un progetto che prova a riaccenderla davvero. Perché nel calcio moderno non vince chi “non vende”. Vince chi investe, decide e si assume la responsabilità di guidare. La Juventus può ancora scegliere. Ma deve farlo da adulta, non da erede impaurita. I tifosi chiedono qualcuno che smetta di leggere dal gobbo e cominci a parlare da leader.

Vendita Juve, Cobolli Gigli all’attacco di Elkann

La Juventus nel mirino di Tether continua a far discutere. Dopo il no di John Elkann e di Exor alla vendita del club, è stato l’ex presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli a dire la sua. Intervistato dai cronisti di Radio Anch’io Sport su Rai Radio1, l’ex numero uno della Juve ha sparato a zero proprio su John Elkann. Ha affermato: «Ho ascoltato le parole di John Elkann. Se potessi fare un po’ di ironia, vorrei sapere se queste parole sono state dette col cuore o col gobbo. Leggeva mentre parlava e questo non depone molto a favore della sua convinzione di quello che ha detto».

Cobolli Gigli: «Meno convinto della solidità della Juve»

E ancora: «Il contenuto delle sue parole ha messo, per ora, un punto fermo a quello che può essere il tentativo di nuovi soci di entrare nella Juventus. Questa mi sembra una cosa positiva. Dopodiché bisogna costruire. La Juve ha una cda appena nominato che non deve essere assente come quelli precedenti. Certe dichiarazioni spettano all’amministratore delegato. Immagino che Comolli stia già facendo delle total immersion per imparare l’italiano. Tutte le dichiarazioni che adesso fa il presidente spettano d’ora in poi alla società Juventus».

Poi l’affondo: «John Elkann ha detto che i valori non sono in vendita? Due mesi fa ha fatto delle dichiarazioni su Gedi e poi sono volate via con il vento dell’inverno. Prendiamo atto delle sue parole. Sono un po’ meno convinto della solidità della Juventus, a questo punto vediamo cosa succede. La tifoseria deve essere tranquillizzata nel ritrovare una società per azioni quotata in Borsa come la Juve che fa il suo mestiere e che comunica. Il precedente ad della Juve, pare compagno di classe di John Elkann, non ha mai fatto una dichiarazione. La Juve deve prendere posizione, far capire che c’è un corpo dirigente sopra la società calcistica e che sta portando avanti un lavoro ben fatto. In questo caso gli azionisti potranno essere soddisfatti del fatto che la Juve stia dando anche dei risultati positivi in termini di bel gioco e non di perdite. La Juve ha perso un miliardo negli ultimi anni delle gestioni precedenti».

E infine: «Scenario non chiuso? Si possono avere dei dubbi su quanto sia secco questo no di John Elkann, era secco anche quello per Gedi e poi le cose sono andate diversamente. Se società e squadra cominciano a essere di nuovo competitive sul campo italiano e internazionale, la situazione può tornare saldamente nelle mani degli azionisti, che desiderano mantenere la partecipazione».

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito

Costruire il giocattolo, rompere il giocattolo. C’è qualcosa del regresso all’infantilismo in questa assurda stagione del Napoli fresco di scudetto. E di questo regresso l’artefice è colui che dopo essersi cucito il tricolore sul petto ha deciso di mettere da parte ogni indugio per scendere in campo da protagonista assoluto: il presidente e patron Aurelio De Laurentiis. Che dall’inizio della sua avventura nel mondo del calcio, anno 2004, è stato elogiato e indicato come un modello di gestione dell’azienda calcio. Ma che proprio dopo avere raggiunto il culmine, con la vittoria del campionato nell’approssimarsi del ventennio al vertice della società azzurra, ha dato il via a uno spettacolare cammino versi lo smantellamento dei risultati e della reputazione. Come fosse una stagione di sabbatica dissipazione e con l’augurio, per i tifosi del Napoli, che soltanto di un anno si tratti.

Il Napoli aveva azzeccato l’azzardo tecnico di Kim e Kvaratskhelia

Un anno fa di questi tempi ci si trovava a elogiare uno stile gestionale che, oltre all’equilibrio economico, programmava l’azzardo tecnico. Il Napoli era riuscito a centrare un triplice obiettivo: cedere a prezzi di estremo vantaggio alcuni fra i calciatori più importanti della sua rosa (Kalidou Koulibaly e Fabiàn Ruiz), lasciare andare via da svincolati alcuni fra i protagonisti principali delle stagioni più recenti (nonché idoli della tifoseria, come Lorenzo Insigne e Dries Mertens) con l’effetto di alleggerire il monte-ingaggi, e infine impiegare soltanto parte del saldo attivo da calciomercato e dismissioni acquisendo atleti che hanno reso più forte la squadra (come il sudcoreano Kim e l’impetuoso georgiano Kvicha Kvaratskhelia).

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito
Il difensore sudcoreano Kim passato dal Napoli al Bayern Monaco (Getty).

Interrotto l’oligopolio Inter-Juventus-Milan che durava dal 2001-2002

Un’impresa da dieci e lode che ha fatto del Napoli 2022-23 una storia da raccontare e tramandare, espressa sul campo attraverso una squadra capace di incantare l’Italia e l’Europa per almeno tre quarti di stagione e di portare finalmente a Napoli l’agognato terzo scudetto, oltre a rompere l’oligopolio InterJuventusMilan che in Serie A durava ininterrottamente dalla stagione 2001-02. Insomma, un’avventura unica e forse irripetibile. Ma proprio qui sta il punto: unica e irripetibile. Sia la stagione, sia l’ardita mossa di rivoluzionare i ranghi della squadra durante un’estate presentandosi più forti ai nastri di partenza.

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito
Aurelio De Laurentiis con Luciano Spalletti (Getty).

Con Spalletti e Giuntoli lui poteva fare il patron illuminato

Il Napoli che ha trionfato è stato il frutto di un’eccezionale chimica, un mix di elementi che hanno saputo dare il massimo sia in termini individuali sia di contributo all’insieme: squadra che giocava un calcio di massima avanguardia; allenatore Luciano Spalletti, che ruotava con maestria una rosa di giocatori abbondante e assortita; società in cui ciascuno riusciva a svolgere il suo ruolo senza sconfinare nelle prerogative di altri. In particolare c’era la funzione chiave del capo dell’area tecnica, Cristiano Giuntoli, che negli anni più recenti ha costruito pezzo dopo pezzo il Napoli del terzo scudetto lavorando in silenzio e lasciando che la scena venisse occupata dal presidente. Che dal canto suo ha potuto disegnarsi intorno un profilo da patron illuminato, capace di mettere su un modello di azienda calcistica straordinariamente virtuoso, specie se lo si confronta col generale panorama dissipatorio del calcio nazionale.

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito
Aurelio De Laurentiis allo stadio. Dietro di lui anche Osimhen (Getty).

Gasato dall’impresa, De Laurentiis ha pensato di essere il vero fuoriclasse del Napoli

C’è da aggiungere un elemento, forse il più significativo nell’annata che ha dato al Napoli il terzo scudetto: mai come durante la stagione 2022-23 il presidente è stato dentro il proprio ruolo, resistendo alla tentazione dell’invasione nelle prerogative altrui. Ma poi con l’avvicinarsi del trionfo gli equilibri sono andati in mutamento. Il rapporto con Spalletti, giunto soltanto alla seconda stagione, era già logorato; né, visto il carattere dei due e la lunga tradizione di rapporti con gli allenatori che per il presidente sono andati regolarmente a chiudersi in modo pessimo, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. E infine c’è stata la conclusione del rapporto con Giuntoli, che ha preferito rispondere alla chiamata della Juventus. A quel punto De Laurentiis, gasato dall’impresa del terzo scudetto e convinto di essere artefice unico del modello Napoli e dell’impresa realizzata, deve avere creduto di possedere il dono dell’infallibilità e di essere lui il vero e unico fuoriclasse del Napoli. Una fuga dalla realtà che ha immediatamente segnato le sorti della stagione 2023-24.

Scelte funzionali a rafforzare il profilo dell’uomo solo al comando

Nelle analisi dei motivi che hanno portato a una stagione fin qui così al di sotto delle aspettative ci si sofferma molto sulla partenza di Kim, che nella stagione della vittoria aveva sostituito Koulibaly facendolo dimenticare in fretta. Il sudcoreano non è stato adeguatamente sostituito al centro della difesa e questo è stato certamente un punto di debolezza. Ma gli stenti del Napoli 2023-24 non possono certo essere imputati alla partenza di un calciatore, né alla sola dimensione di campo. Vanno piuttosto prese in considerazione le scelte fatte in estate, tutte oggettivamente funzionali a rafforzare il profilo dell’uomo solo al comando.

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito
Rudi Garcia (Getty).

Garcia, Meluso, ora Mazzarri: la piazza è sempre più sconcertata

L’allenatore, Rudi Garcia, è stato accolto da un immediato scetticismo che purtroppo si è rivelato motivato col passare delle settimane. Ma anche la decisione di affidare il ruolo di Giuntoli a Mauro Meluso, serio professionista e degnissima persona ma rimasto fuori dal giro, ha avuto l’effetto di rafforzare la figura del presidente-patron. Fra l’altro, circola con sempre maggiore insistenza la voce che vorrebbe anche Meluso in uscita. Con l’effetto di far segnare una clamorosa sconfessione delle scelte compiute da De Laurentiis in estate, senza che lo stesso presidente ne paghi le conseguenze. Lui costruisce, lui sfascia. Provando fra l’altro colpi a sensazione che per il momento hanno il solo effetto di sconcertare la piazza. Come il ritorno sulla panchina di un Walter Mazzarri in fase calante di carriera e dopo che 10 anni fa il rapporto fra le parti si era interrotto in modo tempestoso.

Come Aurelio De Laurentiis è riuscito a rompere il giocattolo Napoli da lui costruito
Walter Mazzarri (Getty).

Auguri a tutti. Compreso lo stesso De Laurentiis, avvistato al fianco del governatore campano Vincenzo De Luca per la presentazione del libro Nonostante il Pd. Chi c’era racconta che il numero uno del Napoli ha detto di essere «né di destra né di sinistra, ma un uomo libero», e che quanto al Partito democratico «sta vivendo il momento meno valido della sua storia». Beh, non è che di questi tempi il suo sia tanto meglio, caro presidente.

Everton penalizzato in Premier: City e Chelsea rischiano la retrocessione?

Pugno duro della Premier League nei confronti dell’Everton. Il club di Liverpool è infatti stato penalizzato di 10 punti in classifica per aver violato il fair play finanziario, sforando i parametri imposti dal regolamento di circa 20 milioni di sterline (23 milioni di euro). È la prima volta che nel massimo campionato di calcio inglese si va incontro a una punizione simile per tali irregolarità. Con la nuova classifica, con appena quattro punti l’Everton è sprofondato dal 14esimo all’ultimo posto alla pari del Burnley. La sentenza storica tuttavia fa aleggiare lo spettro di una pesante penalizzazione anche per il Manchester City e il Chelsea. I vincitori della Champions League 2022, come emerse a febbraio 2023, avrebbero violato le regole finanziarie per nove anni di fila dal 2009 al 2018. Per i Blues si parla di pagamenti irregolari durante la presidenza di Roman Abramovich.

L'Everton è stato penalizzato di 10 punti in classifica per violazione del fair play finanziario. Spettro retrocessione per Chelsea e City.
Roman Abramovich nel 2021 con la Champions League (Getty Images).

Everton, il comunicato della Premier League e la reazione del club

«Il club ha ammesso di aver violato il PSR (regole di redditività e sostenibilità della Premier, ndr.) durante la stagione 2021-22», si legge nel comunicato ufficiale della Lega. «La Commissione ha determinato che le perdite nel periodo ammontavano a 124,5 milioni di sterline (142 milioni di euro), che superano la soglia consentita pari a 105 milioni. Imposta pertanto una sanzione sportiva sotto forma di una penalizzazione di 10 punti, che avrà effetto immediato». Non si è fatta attendere la reazione dell’Everton che ha già annunciato di voler fare ricorso con un comunicato sul sito ufficiale e sulle pagine social. Rilasciato anche un video in cui Colin Chong, Ceo del club, sottolinea gli stessi concetti. «Siamo scioccati e delusi», recita la dichiarazione. «Si tratta di una pena del tutto sproporzionata e ingiusta. La durezza e la severità della Commissione non riflettono in modo ragionevole le prove presentate».

Manchester City e Chelsea, a rischio anche le big della Premier League?

La penalizzazione dell’Everton potrebbe far tremare anche i campioni in carica del City e il Chelsea. «Mi sembra una pena severa per l’Ffp», ha spiegato al Daily Mail Stefan Borson, ex avvocato della squadra di Manchester vincitrice del Treble. «Rafforza però il fatto che le sanzioni contro Citizens e Blues potrebbero indurre alla retrocessione in Championship». Il legale ha ipotizzato l’arrivo di novità per gennaio 2024, ma al momento è impossibile trarre conclusioni. Lo spettro di una clamorosa discesa nella Serie B britannica per i due club però potrebbe materializzarsi sempre più rapidamente. La società in mano allo sceicco Mansur infatti potrebbe aver commesso gli stessi illeciti dell’Everton addirittura per nove stagioni e per cifre molto più ampie. «Allarmante o meno, la portata delle accuse potrebbe indurre alla retrocessione», ha spiegato Borson.

Come ha riportato anche il Sun, il Manchester City avrebbe infatti sovrastimato le entrate dagli sponsor con denaro proveniente dai proprietari piuttosto che dalle partnership con aziende di Abu Dhabi. Sotto accusa anche lo stipendio di Roberto Mancini, sulla panchina dei Citizens dal 2009 al 2013, raddoppiato tramite un accordo segreto con un club degli Emirati Arabi. Per quanto riguarda invece il Chelsea, i media britannici hanno riportato le accuse di presunti pagamenti di Roman Abramovich tramite una serie di proprietà offshore. I nuovi proprietari sarebbero anche venuti a conoscenza di «vari report finanziari potenzialmente incompleti» legati all’era del magnate russo. Intanto però tutto tace, tanto che secondo alcuni tabloid il caso potrebbe richiedere anche diversi anni. Per l’Everton però sono bastati pochi mesi.

Caso scommesse, Alessandro Florenzi indagato dalla procura di Torino

Il calciatore Alessandro Florenzi, difensore del Milan, è stato aggiunto dalla procura di Torino tra gli indagati nell’inchiesta sulle scommesse sportive illecite online. L’accusa è di esercizio abusivo di gioco o di scommessa e nei prossimi giorni sarà sentito dai pm. A livello penale rischia una multa, ma se ha giocato sul calcio scatta la squalifica.

Squalificati Fagioli e Tonali

Il suo nome si aggiunge a quelli di Nicolò Fagioli (Juventus), Sandro Tonali (Newcastle) e Nicolò Zaniolo (Aston Villa), che sono già stati interrogati dalla pm Manuela Pedrotta e dagli agenti della Squadra mobile che conducono l’indagine. Fagioli è stato squalificato per sette mesi, sostenendo di non aver scommesso sulla Juve, e Tonali è stato allontanato dal campo per 10 mesi più otto di pene alternative. Zaniolo non è stato squalificato perché dalle indagini risulta che abbia fatto solo puntate a poker e black-jack e non sul calcio.

Europeo Under 21, da Tonali a Scalvini: chi sono i talenti dell’Italia

Tanta Serie A e qualche talento del campionato di B fra i 23 convocati dell’Italia di Paolo Nicolato per l’Europeo Under 21, in programma in Romania e Georgia dal 21 giugno. Gli Azzurrini andranno a caccia di un titolo continentale che manca dal lontano 2004, l’ultimo dei cinque finora conquistati, record condiviso con la Spagna. Nel 4-3-3 tipo dell’Italia giocano diversi calciatori che da tempo calcano non solo i campi più importanti del nostro campionato, ma anche quelli internazionali. Basti pensare a Sandro Tonali, centrocampista del Milan e colonna dello scudetto vinto nel 2022. Con lui anche Wilfried Gnonto, esterno d’attacco del Leeds United appena rientrato dagli impegni di Nations League con la Nazionale maggiore di Roberto Mancini. In attesa della partita d’esordio, in programma giovedì 22 giugno alle 20.45 con la Francia, ecco i migliori talenti azzurri da tenere d’occhio all’Europeo Under 21.

Dall’attacco alla difesa, i talenti degli Azzurri all’Europeo Under 21

Portieri, oltre a Marco Carnesecchi arrivano due stelle della Serie B

Certezza della Cremonese nella stagione 2022-23, Marco Carnesecchi è ormai un pilastro della Nazionale Under 21. Classe 2000, vanta già 19 presenze con gli Azzurrini di Nicolato, con cui ha esordito il 6 settembre 2019 contro la Moldavia. Nella stagione 2023 tornerà all’Atalanta, che lo aveva già acquistato ma lasciato in prestito ai grigiorossi, dove potrebbe togliere il posto da titolare a Juan Musso. Fra i portieri dell’Europeo Under 21 anche Elia Caprile del Bari e Stefano Turati del Frosinone, neo campione in Serie B. Il primo ha portato i pugliesi alla finale playoff per la promozione in Serie A, persa nei minuti finali contro il Cagliari. Il secondo, classe 2001, ha tenuto la propria porta inviolata per 20 occasioni su 37 partite.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Il portiere titolare della Nazionale Under 21 Marco Carnesecchi (Getty Images).

Raoul Bellanova, Giorgio Scalvini e Destiny Udogie, i talenti azzurri della difesa

Pur avendo un parco difensori di classe ed esperienza, l’Italia può vantare nel reparto tre talenti non solo del futuro, ma anche del presente azzurro. Titolarissimi di Nicolato saranno quasi certamente l’interista Raoul Bellanova, l’atalantino Giorgio Scalvini e l’ormai ex laterale dell’Udinese Destiny Udogie. Il primo, dopo un difficile periodo di ambientamento a San Siro, ha trovato continuità con Simone Inzaghi, tanto da giocare uno spezzone nella finale di Champions league. Il secondo, grazie a un rendimento eccellente, è finito nelle mire dei maggiori club italiani ed europei. Valutato 30 milioni di euro, ha guadagnato l’interesse di Inter, Napoli e Juventus, ma anche Manchester City e Atletico Madrid. Infine, menzione speciale per Udogie, che dalla stagione 2023-24 giocherà in Premier league al Tottenham.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Giorgio Scalvini in campo con la maglia azzurra (Getty Images).

Non solo Sandro Tonali, nel centrocampo azzurro anche Edoardo Bove e Fabio Miretti

Il reparto di maggior talento della Nazionale Under 21 è però il centrocampo, dove giocano diversi calciatori che hanno fatto la fortuna in Europa delle loro squadre. Su tutti spicca Sandro Tonali. Acquistato dal Milan nel luglio 2021 per 27 milioni di euro, per Transfermarkt ne vale ora almeno 50. Con 48 presenze tra campionato e coppe, è fra i rossoneri con maggior minutaggio e forse potrebbe patire la stanchezza di fine stagione. Occhi puntati anche su Edoardo Bove e Fabio Miretti, rispettivamente centrocampisti di Roma e Juventus. Il primo ha deciso la semifinale di andata di Europa League contro il Bayer Leverkusen, segnando la rete del definitivo 1-0. Il secondo, pur non avendo ancora trovato la via del primo gol in bianconero, ha giocato 40 partite con Massimiliano Allegri, mettendo a referto tre assist.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Sandro Tonali sarà fra i titolari di Nicolato nell’Italia Under 21 (Getty Images).

Con Wilfried Gnonto all’Europeo Under 21 anche l’eterna promessa Pietro Pellegri

Quanto all’attacco, il nome più noto degli ultimi mesi è Wilfried Gnonto. Sbarcato fra i grandi per volere di Roberto Mancini, che lo convocò dopo averlo visto giocare nello Zurigo, milita ora in Premier league nel Leeds United. Ad appena 19 anni, vanta già 10 presenze con la Nazionale maggiore, con cui ha consegnato un assist all’esordio a Lorenzo Pellegrini contro la Germania. Per Gnonto anche una rete, proprio contro i tedeschi, nella partita di ritorno dei gironi di Nations League. Scuola Inter, con cui ha giocato fino all’Under 19, potrebbe rappresentare uno dei giocatori di maggior talento dell’Europeo Under 21. Fra i convocati di Paolo Nicolato infine anche Pietro Pellegri, astro nascente che ha sempre faticato a sbocciare. Dopo l’ottimo esordio con il Genoa nel 2018, ha trascorso brevi e negative parentesi fra Monaco e Milan prima di approdare nel luglio 2022 al Torino, spesso frenato dagli infortuni, come quando – sul campo del Bologna – si fece male alla caviglia dopo 3 secondi dal fischio d’inizio, dovendo subito uscire.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Wilfried Gnonto nella recente partita di Nations League contro l’Olanda (Getty Images).

Europeo Under 21, cinque giocatori da tenere d’occhio: da Mudryk a Openda

Fabian Ruiz, Klaas-Jan Huntelaar, Thiago Alcantara, Alberto Gilardino. Sono solo alcuni degli Mvp, i migliori giocatori, della storia dell’Europeo Under 21. L’edizione 2023, in programma dal 21 giugno in Romania e Georgia, si preannuncia come le precedenti ricca di stelle e astri nascenti del calcio continentale. Spiccano gli italiani Sandro Tonali e Giorgio Scalvini, ma anche alcuni gioielli della Premier League. Su tutti l’ucraino Mykhaylo Mudryk, acquistato a gennaio dal Chelsea per 70 milioni di euro dallo Shakhtar Donetsk. Con il Belgio giocherà invece Charles De Ketelaere, che spera di lasciarsi alle spalle la difficile stagione col Milan. Ecco i cinque giocatori più interessanti delle varie nazionali.

Europeo Under 21, da Mudryk a Openda: le 5 stelle del torneo

Ryan Gravenberch (Olanda), l’ex Ajax già al Bayern Monaco

Il più prezioso Under 21 dell’Olanda è, secondo i dati Transfermarkt, Ryan Gravenberch. Ex centrocampista dell’Ajax, dopo alcuni anni in patria nel luglio 2022 si è accasato al Bayern Monaco. Pur avendo collezionato solamente 33 presenze fra Bundesliga e coppe per appena 938 minuti complessivi, sta guadagnando man mano spazio nel centrocampo bavarese ma potrebbe andar via. «Voglio giocare», ha sottolineato al quotidiano olandese Telegraaf. «Se non al Bayern, in un club che me lo consenta al 100 per cento». Non a caso il Liverpool di Jürgen Klopp starebbe pensando a lui per rinfoltire la linea di metà campo dopo gli addii di Nabi Keita, James Milner e Alex Oxlade-Chamberlain.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Ryan Gravenberch con la maglia dell’Olanda durante il riscaldamento (Getty Images).

Cole Palmer (Inghilterra), uno dei talenti di Pep Guardiola al Manchester City

Classe 2002 e pupillo di Pep Guardiola, Cole Palmer rappresenta una delle maggiori promesse del Manchester City e della Nazionale inglese. Grazie alla sua duttilità, può giocare sia da mezzala sia da trequartista seguendo le orme dei suoi compagni di squadra Kevin De Bruyne e Phil Foden. Memorabile la sua settimana perfetta nella seconda metà di ottobre 2021. Convocato il 16 ottobre da Guardiola, ha giocato i minuti di recupero contro il Burnley e poche ore dopo era già in campo con l’Under 23 per la partita di Premier. In 90 minuti ha segnato una tripletta e portato a casa il pallone. Tre giorni dopo, il 19 ottobre, ha giocato ancora una volta con gli uomini di Guardiola in Champions contro il Bruges e, dopo tre minuti, è andato a segno.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Cole Palmer accanto al suo allenatore del City Pep Guardiola (Getty Images).

Mykhaylo Mudryk (Ucraina), l’Under 21 più costoso del torneo

Talento puro ma discontinuo dell’Ucraina, Mykhaylo Mudryk è l’Under 21 più costoso del pianeta. Secondo Transfermarkt, infatti, il suo valore attuale è di 50 milioni di euro, ma a marzo aveva toccato i 60 milioni. Passato al Chelsea nel gennaio 2023 nel mezzo della faraonica campagna acquisti dei Blues, ha faticato ad ambientarsi nel calcio inglese, ma ha numeri da campione. In Nazionale ha messo a segno tre reti in 16 presenze, mentre con la maglia dello Shakhtar ha collezionato nove centri in 26 partite. Dotato di rapidità e dribbling nello stretto, si diverte spesso sui social network (soprattutto su Instagram, dove conta 1,4 milioni di follower) mettendo in mostra le sue abilità in varie sfide di freestyle. Sarà probabilmente la sua ultima apparizione nella categoria, dato che a gennaio ha compiuto 22 anni ed è nel giro della nazionale maggiore.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Mykhaylo Mudryk contende il pallone ad Harry Kane (Getty Images).

Yann Aurel Bisseck (Germania), il difensore a un passo dall’Inter

Sirene di mercato italiane per Yann Aurel Bisseck, difensore centrale che sarà in campo con la Germania Under 21. Classe 2000 di origini camerunensi, è infatti nel mirino dell’Inter per la stagione 2023-24, dove arriverebbe per sostituire Milan Skriniar volato al Psg e far rifiatare Francesco Acerbi. Solitamente schierato al centro della difesa, può anche giocare da mediano, data la sua statura di 196 centimetri. In carriera ha debuttato ad appena 16 anni e 11 mesi in Bundesliga, diventando il più giovane a giocare nel massimo campionato tedesco con la maglia del Colonia. La stagione precedente ha invece militato nell’Aarhus, club della prima divisione danese.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Yann Aurel Bisseck con la maglia della Germania (Getty Images).

Lois Openda (Belgio), la stella del Lens che potrebbe andare al Milan

I tifosi del Milan avranno due motivi per guardare le partite del Belgio all’Europeo Under 21. Con i Diavoli rossi infatti ci saranno Charles De Ketelaere e Lois Openda. Il primo ha giocato una stagione opaca con la maglia rossonera, conclusa senza riuscire a segnare e con un solo assist all’esordio. Una manifestazione continentale potrebbe aiutarlo a ritrovare freschezza e brillantezza per il futuro, convincendo i dirigenti del Milan a dargli una seconda chance. Lois Openda è invece attualmente nelle mire dei rossoneri grazie alla sua brillante stagione con il Lens, culminata al secondo posto per una storica qualificazione in Champions Laegue. Su di lui però anche il Lipsia, forte della vendita di Christopher Nkunku al Chelsea. Grazie alle 21 reti in 38 presenze, il suo valore di mercato è schizzato a 20 milioni di euro.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
L’attaccante belga Lois Openda con la maglia del Lens in Ligue 1 (Getty Images).

Pippo Inzaghi contro Max Allegri: «Ho smesso un anno prima per colpa sua»

Se non ci fosse stato Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan, la carriera di Filippo Inzaghi si sarebbe chiusa a 40 anni anziché a 39, come successo effettivamente nel 2012. Lo rivela l’ex attaccante e oggi allenatore, nell’autobiografia Il momento giusto, scritta a quattro mani con Giovan Battista Olivero, giornalista della Gazzetta dello Sport.

Autobiografia Il momento giusto, Pippo Inzaghi contro Max Allegri: «Ho smesso un anno prima per colpa sua».
L’omaggio dei tifosi del Milan nel giorno dell’addio di Inzaghi e di altri big rossoneri (Getty Images).

«Allegri chiese che non mi fosse rinnovato il contratto»

Proprio la rosea ha pubblicato alcuni estratti dell’autobiografia, uscita il 20 giugno nelle librerie. «Era stato Allegri a chiudere la mia carriera da giocatore. Io e il Milan, infatti, nella primavera del 2012 avevamo trovato un accordo per prolungare di un anno il mio contratto. Io sarei stato un importante collante nello spogliatoio che nel giro di poco tempo aveva perso Maldini, Pirlo, Nesta, Gattuso, Seedorf. Elementi di spessore che avevano lasciato un vuoto profondo. Non avrei accampato alcuna pretesa…», scrive Inzaghi in un passaggio del libro. «Galliani era felice di aver trovato insieme a me questa soluzione. Allegri invece la bocciò, non mi voleva più nello spogliatoio e lo disse al dirigente chiedendo che non mi fosse rinnovato il contratto. Per me fu una mazzata». Ecco dunque un altro attestato di “non stima” per Allegri, che nel corso degli ultimi due anni ne ha ricevuti parecchi: poche – praticamente nessuna – le soddisfazioni con la Juventus, tantissime le critiche raccolte. Basti pensate ai ripetuti attacchi da parte del “giochista” Daniele Adani, che vede come fumo negli occhi il “risultatista” Max.

Autobiografia Il momento giusto, Pippo Inzaghi contro Max Allegri: «Ho smesso un anno prima per colpa sua».
Massimiliano Allegri, allenatore del Milan dal 2010 al 2014 (Getty Images).

Per Inzaghi 300 partite e 126 gol con il Milan, poi una stagione da allenatore

Inzaghi, che nell’ultima stagione ha allenato la Reggina in Serie B, ha giocato nel Milan dal 2001 al 2012. Con la maglia rossonera ha disputato 300 partite, mettendo a segno 126 gol, tra cui i due preziosissimi che regalarono la Champions League al Diavolo nel 2007, nella finale-rivincita contro il Liverpool. Nelle ultime due stagioni da calciatore, coincise con la presenza di Allegri sulla panchina del Milan, aveva però collezionato in tutto appena 18 presenze. Appesi gli scarpini al chiodo, nel 2014/15 ha esordito come allenatore proprio alla guida del Milan, chiudendo il campionato (vinto proprio dalla Juve di Allegri) al decimo posto.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza

Mister Evangelos Marinakis potrebbe arrivare in Italia e nessuno sembra farci caso. Lo shopping straniero di club italiani si è andato incrementando di mese in mese, ormai le proprietà estere dei club della nostra Serie A si apprestano a sopravanzare quelle nazionali, sicché il fatto che ne arrivi una dalla Grecia può sembrare soltanto un ulteriore tocco d’esotico. E invece bisognerebbe guardare con più attenzione al personaggio. Perché si tratta di un soggetto che intrattiene col mondo del calcio un rapporto sui generis: ha costruito un sistema di potere nel calcio greco che rimane tuttora inattaccabile, è alleato di tutti i super agenti in circolazione, è riuscito persino a venir fuori pressoché indenne da uno scandalo di match fixing che ha coinvolto il suo Olympiacos Pireo. E adesso ha deciso di crearsi un sistema di multiproprietà calcistica che guarda alle principali leghe europee. Per questo ha dapprima scelto di acquisire il glorioso Nottingham Forest, portandolo in Premier league dopo anni di seconda divisione, e adesso punta alla Serie A guardando al Monza, che la famiglia Berlusconi è pronta a mettere in vendita dopo la morte di Silvio.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Silvio Berlusconi e Adriano Galliani (Imagoeconomica).

Magnate dei media coinvolto in politica: vi ricorda qualcuno?

Come da stereotipo dei magnati greci che investono nel mondo dello sport, Marinakis è un armatore. E giusto per proseguire nel solco degli stereotipi, è anche un magnate dei media oltreché direttamente coinvolto in politica (consigliere comunale al Pireo, da indipendente). Elementi, questi ultimi, che facilmente lo collocano nel profilo degli oligarchi che hanno colonizzato il calcio europeo con l’avvio del nuovo secolo. Inoltre, a spianargli il cammino è stato anche il fatto di appartenere a una dinastia ottimamente radicata nell’economia nazionale, col padre Miltiadis che ha consolidato un impero economico oltre a essere stato deputato del partito conservatore Nuova democrazia.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Evangelos Marinakis in tribuna a guardare il suo Nottingham Forest. (Getty)

Sbaragliata la concorrenza delle rivali Aek e Panathinaikos

In questo contesto familiare il giovane Evangelos cresce respirando un’atmosfera fortemente intrisa dal connubio fra potere e denaro. E dopo essersi laureato a Londra in International Business Administration inizia a prendersi il proprio spazio. Lo fa innovando il sistema di potere costruito da Miltiadis. E in questo senso adotta la ricetta berlusconiana, trasformata nel frattempo in un copyright e esportata in giro per l’Europa: investire nel settore dei media e nel calcio. Due campi nei quali è possibile costruire un’immagine pubblica edificante e acquisire vasto consenso. Nel campo mediatico Marinakis ha fondato due quotidiani (To Vima e To Mea) e una stazione televisiva (Mega Channel). In campo calcistico, ha acquisito l’Olympiacos Pireo nel 2010 inaugurando una fase nella quale la squadra biancorossa ha sbaragliato la concorrenza delle rivali storiche Aek Atene e Panathinaikos.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Evangelos Marinakis allo stadio durante una partita dell’Olympiacos in Europa league (Getty).

È presidente della lega greca e vicepresidente della federazione

Dal 2010 al 2022 la squadra biancorossa vince 10 campionati nazionali su 13. Lo fa perché è nettamente la più forte, ma anche perché dà proprio l’idea di essere intoccabile. Uno status che deriva anche dall’ascesa di Marinakis nella mappa del potere calcistico. L’armatore arriva a essere infatti, in entrambi i casi per due mandati, presidente della lega professionistica greca e vicepresidente della federazione. E il fatto che un magnate dai così vasti (e impegnativi) interessi trovi tempo da dedicare a due cariche politiche in ambito calcistico dà la misura dell’importanza che il calcio ha per il personaggio: uno strumento di potere per agire in una vasta zona grigia d’intersezione fra politica, economia e affari.

Le inchieste: traffico di droga e presunta corruzione

Ma il fatto che Marinakis venga percepito come un intoccabile è determinato dall’esplosione di vicende giudiziarie che fanno molto scalpore sia in patria che all’estero. Una di queste riguarda una storia di traffico di droga condotto attraverso la nave Noor One. Marinakis è stato coinvolto ma ne è uscito pulito. Va aggiunto che molti dei soggetti cui sarebbe toccato testimoniare sulla vicenda sono morti ammazzati, ma ovviamente si tratta di coincidenze. Una vicenda certamente meno grave sotto il profilo penale ma egualmente inquietante è una vasta manovra di presunte corruzioni calcistiche della quale l’Olympiacos sarebbe stato al centro. Anche in questo caso Marinakis ne è uscito pulito. Anche perché in sede Uefa l’inchiesta ha trovato un’attenzione un po’ discontinua. Ciò è avvenuto nel periodo finale della presidenza di Michel Platini, quando il segretario generale della confederazione calcistica si chiamava Gianni Infantino.

Marinakis fa affari con tutti e continuerebbe a farli a Monza. In certi casi non è soltanto calciomercato: sono relazioni di potere

Dopo lo stravolgimento che mette fuori gioco sia Joseph Blatter sia Platini e spiana a Infantino la strada verso la presidenza della Fifa, il ruolo chiave di segretario generale dell’Uefa viene assunto da Theodore Theodoridis. Che di Infantino era vice da segretario generale e che nella confederazione calcistica europea conta quanto e forse più del presidente Aleksander Ćeferin. Soprattutto, Theodore è figlio di Savvas, ex portiere nonché ex dirigente dell’Olympiacos. Nei giorni in cui lo scandalo sulle accuse di match fixing rivolte all’Olympiacos era nel pieno del clamore, Theodoridis padre chiedeva pubblicamente di non coinvolgere Theodoridis figlio nella vicenda, per non compromettere la nomina a segretario generale Uefa. Ma c’è da credere che nulla e nessuno avrebbe fermato la nomina. Che adesso permette a Marinakis di contare su una sponda solida all’interno della confederazione europea. E sponde ancora più solide vengono trovate presso la categoria dei super agenti, i monopolisti del calciomercato globale che con l’Olympiacos fanno affari tutti quanti. Marinakis era grande amico di Mino Raiola e continua a esserlo di Jorge Mendes, così come di Stellar Group e di Rogon, senza disdegnare i rapporti con Pini Zahavi e Fali Ramadani. Marinakis fa affari con tutti e continuerebbe a farli a Monza. In certi casi non è soltanto calciomercato: sono relazioni di potere.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza

Mister Evangelos Marinakis potrebbe arrivare in Italia e nessuno sembra farci caso. Lo shopping straniero di club italiani si è andato incrementando di mese in mese, ormai le proprietà estere dei club della nostra Serie A si apprestano a sopravanzare quelle nazionali, sicché il fatto che ne arrivi una dalla Grecia può sembrare soltanto un ulteriore tocco d’esotico. E invece bisognerebbe guardare con più attenzione al personaggio. Perché si tratta di un soggetto che intrattiene col mondo del calcio un rapporto sui generis: ha costruito un sistema di potere nel calcio greco che rimane tuttora inattaccabile, è alleato di tutti i super agenti in circolazione, è riuscito persino a venir fuori pressoché indenne da uno scandalo di match fixing che ha coinvolto il suo Olympiacos Pireo. E adesso ha deciso di crearsi un sistema di multiproprietà calcistica che guarda alle principali leghe europee. Per questo ha dapprima scelto di acquisire il glorioso Nottingham Forest, portandolo in Premier league dopo anni di seconda divisione, e adesso punta alla Serie A guardando al Monza, che la famiglia Berlusconi è pronta a mettere in vendita dopo la morte di Silvio.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Silvio Berlusconi e Adriano Galliani (Imagoeconomica).

Magnate dei media coinvolto in politica: vi ricorda qualcuno?

Come da stereotipo dei magnati greci che investono nel mondo dello sport, Marinakis è un armatore. E giusto per proseguire nel solco degli stereotipi, è anche un magnate dei media oltreché direttamente coinvolto in politica (consigliere comunale al Pireo, da indipendente). Elementi, questi ultimi, che facilmente lo collocano nel profilo degli oligarchi che hanno colonizzato il calcio europeo con l’avvio del nuovo secolo. Inoltre, a spianargli il cammino è stato anche il fatto di appartenere a una dinastia ottimamente radicata nell’economia nazionale, col padre Miltiadis che ha consolidato un impero economico oltre a essere stato deputato del partito conservatore Nuova democrazia.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Evangelos Marinakis in tribuna a guardare il suo Nottingham Forest. (Getty)

Sbaragliata la concorrenza delle rivali Aek e Panathinaikos

In questo contesto familiare il giovane Evangelos cresce respirando un’atmosfera fortemente intrisa dal connubio fra potere e denaro. E dopo essersi laureato a Londra in International Business Administration inizia a prendersi il proprio spazio. Lo fa innovando il sistema di potere costruito da Miltiadis. E in questo senso adotta la ricetta berlusconiana, trasformata nel frattempo in un copyright e esportata in giro per l’Europa: investire nel settore dei media e nel calcio. Due campi nei quali è possibile costruire un’immagine pubblica edificante e acquisire vasto consenso. Nel campo mediatico Marinakis ha fondato due quotidiani (To Vima e To Mea) e una stazione televisiva (Mega Channel). In campo calcistico, ha acquisito l’Olympiacos Pireo nel 2010 inaugurando una fase nella quale la squadra biancorossa ha sbaragliato la concorrenza delle rivali storiche Aek Atene e Panathinaikos.

Evangelos Marinakis, luci e (tante) ombre del Berlusconi greco che vuole prendersi il Monza
Evangelos Marinakis allo stadio durante una partita dell’Olympiacos in Europa league (Getty).

È presidente della lega greca e vicepresidente della federazione

Dal 2010 al 2022 la squadra biancorossa vince 10 campionati nazionali su 13. Lo fa perché è nettamente la più forte, ma anche perché dà proprio l’idea di essere intoccabile. Uno status che deriva anche dall’ascesa di Marinakis nella mappa del potere calcistico. L’armatore arriva a essere infatti, in entrambi i casi per due mandati, presidente della lega professionistica greca e vicepresidente della federazione. E il fatto che un magnate dai così vasti (e impegnativi) interessi trovi tempo da dedicare a due cariche politiche in ambito calcistico dà la misura dell’importanza che il calcio ha per il personaggio: uno strumento di potere per agire in una vasta zona grigia d’intersezione fra politica, economia e affari.

Le inchieste: traffico di droga e presunta corruzione

Ma il fatto che Marinakis venga percepito come un intoccabile è determinato dall’esplosione di vicende giudiziarie che fanno molto scalpore sia in patria che all’estero. Una di queste riguarda una storia di traffico di droga condotto attraverso la nave Noor One. Marinakis è stato coinvolto ma ne è uscito pulito. Va aggiunto che molti dei soggetti cui sarebbe toccato testimoniare sulla vicenda sono morti ammazzati, ma ovviamente si tratta di coincidenze. Una vicenda certamente meno grave sotto il profilo penale ma egualmente inquietante è una vasta manovra di presunte corruzioni calcistiche della quale l’Olympiacos sarebbe stato al centro. Anche in questo caso Marinakis ne è uscito pulito. Anche perché in sede Uefa l’inchiesta ha trovato un’attenzione un po’ discontinua. Ciò è avvenuto nel periodo finale della presidenza di Michel Platini, quando il segretario generale della confederazione calcistica si chiamava Gianni Infantino.

Marinakis fa affari con tutti e continuerebbe a farli a Monza. In certi casi non è soltanto calciomercato: sono relazioni di potere

Dopo lo stravolgimento che mette fuori gioco sia Joseph Blatter sia Platini e spiana a Infantino la strada verso la presidenza della Fifa, il ruolo chiave di segretario generale dell’Uefa viene assunto da Theodore Theodoridis. Che di Infantino era vice da segretario generale e che nella confederazione calcistica europea conta quanto e forse più del presidente Aleksander Ćeferin. Soprattutto, Theodore è figlio di Savvas, ex portiere nonché ex dirigente dell’Olympiacos. Nei giorni in cui lo scandalo sulle accuse di match fixing rivolte all’Olympiacos era nel pieno del clamore, Theodoridis padre chiedeva pubblicamente di non coinvolgere Theodoridis figlio nella vicenda, per non compromettere la nomina a segretario generale Uefa. Ma c’è da credere che nulla e nessuno avrebbe fermato la nomina. Che adesso permette a Marinakis di contare su una sponda solida all’interno della confederazione europea. E sponde ancora più solide vengono trovate presso la categoria dei super agenti, i monopolisti del calciomercato globale che con l’Olympiacos fanno affari tutti quanti. Marinakis era grande amico di Mino Raiola e continua a esserlo di Jorge Mendes, così come di Stellar Group e di Rogon, senza disdegnare i rapporti con Pini Zahavi e Fali Ramadani. Marinakis fa affari con tutti e continuerebbe a farli a Monza. In certi casi non è soltanto calciomercato: sono relazioni di potere.

L’Antitrust mette nel mirino nove squadre di Serie A

Avviati procedimenti nei confronti di Inter, Milan, Roma, Lazio, Juventus, Cagliari, Genoa, Udinese e Atalanta. I club utilizzerebbero «clausole vessatorie nei contratti di acquisto di abbonamenti e biglietti per le partite».

Inter , Milan, Roma, Lazio, Juventus, Cagliari, Genoa, Udinese e Atalanta sono le nove società di Serie A nel mirino dell’Antitrust che ha avviato nove procedimenti istruttori per «clausole vessatorie nei contratti di acquisto di abbonamenti e biglietti per le partite». Si tratta, in particolare, di clausole che non riconoscerebbero il diritto a ottenere il rimborso di tutto o parte dell’ abbonamento o del singolo biglietto, in caso di chiusura dello stadio o rinvio di partita, e a ottenere risarcimenti per fatto della società.

ARCHIVIATA LA POSIZIONE DI BOLOGNA E PARMA

L’attività istruttoria in corso fa seguito – si legge in una nota dell’Antitrust – al mancato accoglimento dell’invito rivolto dall’Autorità alle nove società lo scorso 8 maggio 2019, tramite una comunicazione di moral suasion con la quale era stato richiesto ai club di adottare iniziative dirette a rimuovere le evidenze appena richiamate. A queste richieste hanno risposto positivamente solo Bologna e Parma. Queste ultime – sottolinea l’Antitrust – hanno «effettivamente modificato le loro condizioni generali di contratto, con la rimozione dei profili di possibile vessatorietà ivi rilevati nelle rispettive lettere. Per queste due ultime società sono stati archiviate le rispettive procedure.

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