Americano bendato, i carabinieri rischiano il processo

Chiuse le indagini sui due militari che erano con Hjorth durante lo stato di fermo. Mentre l'ex comandante Ottaviani è accusato di falso per aver testimoniato la consegna della pistola del compagno di Cerciello Rega.

Il caso dell‘omicidio di Mario Cerciello Rega rischia di avere sviluppi inattesi, rischiano il processo i carabinieri accusati, a seconda delle posizioni, di avere bendato Chistian Gabriel Natale Hjorth, colpevole dell’uccisione, mentre era in stato di fermo. Così come rischia il processo il comandante che che attestò di aver ricevuto la pistola del compagno di pattuglia di Cerciello.

VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO PER DUE MILITARI E L’EX COMANDANTE

Per il bendaggio di Hjorth, la Procura di Roma ha chiuso le indagini, atto
che precede la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di
due militari dell’Arma in servizio all’epoca dei fatti in via
Selci. Inoltre i magistrati romani hanno contestato il reato di falso all’ex comandante dei carabinieri della stazione di Romapiazza Farnese, Sandro Ottaviani, che registrò falsamente come Andrea Varriale gli avesea consegnato l’arma al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito.

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Stretto di Messina, arrestato il sindaco di Villa san Giovanni e i vertici della Caronte

Il primo cittadino e il presidente e l'amministratore delegato della società dei traghetti fermati per corruzione.

Ci sono il sindaco di Villa San Giovanni Giovanni Siclari, oltre che Antonino Repaci e Calogero Fimiani, rispettivamente presidente del Cda e amministratore delegato della società di navigazione “Caronte & Tourist Spa”, tra le persone arrestate dai carabinieri di Reggio Calabria. Gli investigatori avrebbero accertato come i manager indagati hanno promesso di elargire utilità ad amministratori comunali che in cambio hanno asservito la loro pubblica funzione agli interessi privati della società di navigazione.

AFFIDAMENTI ALLA SOCIETÀ DEI TRGHETTI

In particolare, secondo l’accusa Repaci – manager della società di traghettamento dello stretto di Messina – si è mosso anche con il vertice dell’amministrazione comunale, individuando il suo principale interlocutore nel sindaco Siclari – eletto con una lista civica e fratello del senatore di Forza Italia Marco – con l’obiettivo di assicurarsi l’affidamento di un’area sulla quale la società aveva progettato la realizzazione di alcuni lavori.

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«Ho contratto l’Hiv in laboratorio»: studentessa fa causa a due atenei

Un'ex allieva ha denunciato un'università del Veneto e una straniera sostenendo di aver preso il virus mentre faceva esperimenti per la tesi di laurea.

Manipola alcuni ‘pezzi‘ di Hiv mentre prepara la tesi di laurea nel laboratorio di un’università straniera, e pochi mesi dopo scopre di aver contratto il virus. La vittima è un’ex studentessa, poi laureatasi in un’Università del Veneto. Ora – riporta il sito del Corriere – ha fatto causa a entrambi gli atenei, quello italiano di partenza e quello ospitante, chiedendo al Tribunale di Padova (competente per l’ateneo italiano) un risarcimento milionario. L’episodio risale a sette anni fa.

IL TIPO DI HIV IN QUESTIONE NON CIRCOLA TRA LA POPOLAZIONE

Un episodio, ha raccontato lei stessa, che le ha distrutto la vita. Ora la donna, assistita dall’avvocato Antonio Serpetti, del foro di Milano, si è sostanzialmente costruita una vita “parallela”, nascondendo la sua condizione alla maggior parte delle persone con cui entra in contatto. Stando alla sequenza genetica della perizia di parte, il virus che l’ha colpita non circola tra la popolazione, ma corrisponde a quelli costruiti in laboratorio. Quindi il contagio potrebbe essere avvenuto proprio durante l’attività di ricerca. La vicenda giudiziaria è nelle fasi preliminari, anche se i giudici hanno già fissato la prima udienza; per l’avvocato Serpetti, l’Hiv da laboratorio «è curabile ma con più difficoltà, perché i farmaci disponibili sono stati sviluppati sui virus circolanti».

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Maxi sequestro contro il caporalato nel facchinaggio

Sigilli a 120 immobili riconducibili a un imprenditore della logistica, Giancarlo Bolondi, accusato, oltre che di frodi fiscali e riciclaggio, anche di sfruttamento del lavoro.

Un maxi sequestro di 120 immobili tra Milano, Lodi, Brescia, Torino, Genova e altre città è stato disposto a carico di un imprenditore della logistica, Giancarlo Bolondi della società Premium Net, accusato, oltre che di frodi fiscali e riciclaggio, anche di sfruttamento del lavoro, in particolare di ‘caporalato’ nel facchinaggio. Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano, su richiesta dei pm Bruna Albertini e Paolo Storari e i sequestri sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza di Pavia.

OPERAI COSTANTEMENTE SOTTO MINACCIA

A Bolondi, 63 anni, residente in Svizzera e già ai domiciliari, come si legge nel provvedimento della Sezion presieduta da Fabio Roia, è stato contestato dai magistrati di Pavia di essere stato a capo, tra il 2012 e il 2018, di un «network di consorzi e cooperative», attraverso il quale avrebbe anche «reclutato manodopera in condizioni di sfruttamento», approfittando dello «stato di bisogno dei lavoratori, tenuti costantemente sotto la minaccia di perdere il lavoro». Operai che dovevano accettare condizioni diverse rispetto ai contratti collettivi nazionali su turni, ferie e gestione dei riposi. Nelle oltre 100 pagine del decreto i giudici Rispoli-Cernuto-Pontani spiegano che all’indagine di Pavia è collegata l’amministrazione giudiziaria che venne disposta a maggio per Ceva Logistic Italia srl, ramo della multinazionale leader nel settore della logistica. Un commissariamento per «sfruttamento di manodopera», ossia sempre per un caso di caporalato, il primo che si era concluso con una misura di questo genere da parte dell’autorità giudiziaria.

«SISTEMA FRAUDOLENTO PER EVADERE LE IMPOSTE»

Ceva, che nel Pavese ha la ‘Città del libro’, una sorta di hub logistico per la distribuzione di materiale editoriale, chiariscono i giudici, era proprio «una delle clienti del ‘sistema Bolondi’» e impiegava nella ‘Città del libro’ «manodopera fornita dalla Premium Net». Il consorzio di Bolondi, infatti, spiegano ancora i giudici, era «in grado di interfacciarsi sul mercato dell’outsourcing con i principali attori economici pubblici e privati (nel provvedimento l’elenco delle imprese clienti, ndr)». Allo stesso tempo, almeno dal 2009 l’imprenditore avrebbe portato avanti, tra la Lombardia e il Lazio (un procedimento a suo carico anche dei magistrati di Velletri), «un sistema fraudolento di gestione delle attività economiche finalizzato ad evadere le imposte», affiancato «da un’attività» di «occultamento della provenienza illecita dei profitti», con ‘schermi’ societari e prestanome. Il tutto, tra cui anche proventi di «truffe ai danni del sistema previdenziale e del mancato pagamento ai dipendenti del Tfr (gli operai venivano spesso licenziati e poi riassunti in altre cooperative, ndr)», poi riciclato, secondo i giudici, «in investimenti immobiliari».

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Salta la norma sulla cannabis light: l’Italia resta senza una legge chiara

L'emendamento in manovra stralciato dalla presidente del Senato Casellati. Persa l'occasione per riempire un vuoto giuridico che lascia i produttori senza certezze. Esulta il centrodestra.

La cannabis legale esce dalla manovra per ragioni apparentemente tecniche, ma con conseguenze pesantemente politiche. La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha comunicato all’Aula il giudizio di inammissiblità delle norme alla manovra che riguardano la cannabis light, scatenando le proteste in particolare del Movimento 5 stelle e la soddisfazione del centrodestra.

Due esponenti del Movimento hanno chiesto alla presidente Casellati di dimostrare che la scelta non sia stata frutto della «pressione della sua parte politica». La presidente ha replicato spiegando che è stata una «decisione meramente tecnica», aggiungendo: «Se ritenete questa misura importante per la maggioranza fatevi un disegno di legge».

LA NORMA PER FISSARE LIMITI CHIARI ALLA VENDITA

L’emendamento a firma M5s avrebbe riscritto la legge sugli stupefacenti stabilendo definitivamente le percentuali di Thc per cui è legale la vendita di canapa. «La norma definiva che una pianta con un Thc non superiore allo 0,5% non può essere considerata stupefacente», ha detto il senatore pentastellato Alberto Airola, «la canapa industriale non ha potere drogante e viene usata in tanti ambiti, tra cui il tessile. Questo è un dibattito artefatto perché chiunque sa che le varietà di cannabis con potere stupefacente contengono un Thc molto più alto, parliamo di valori che si aggirano intorno al 10%».

ESULTANO SALVINI E IL CENTRODESTRA

«Ci tengo a ringraziare tecnicamente la presidente del Senato a nome di tutte le comunità di recupero dalle dipendenze che lavorano in Italia e a nome delle famiglie italiane per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore», ha detto Matteo Salvini intervenendo in Senato.

Attualmente la cannabis light è commercializzabile in Italia con scarsissima chiarezza normativa. A maggio 2019 una sentenza della Cassazione aveva bloccato la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», come l’olio, le foglie, le infiorescenze e la resina.

IL VUOTO NORMATIVO LASCIATO DALLA CASSAZIONE

La commercializzazione di “cannabis sativa L” non rientra nell’ambito di applicazione della legge n.242 del 2016 che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà per uso a fini medici. «Pertanto integrano reato», affermava la Cassazione nella sua sentenza, «le condotte di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della ‘cannabis sativa L.’, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante». Proprio quest’ultima precisazione ha lasciato un grosso buco normativo, lasciando al singolo giudice la facoltà di valutare se un prodotto ha “efficacia drogante” o meno. La Cassazione stessa aveva manifestato al mondo della politica l’urgenza di riscrivere una legge chiara. In Italia il settore occupa circa 10 mila persone, che dovranno aspettare ancora per avere la certezza di lavorare secondo la legge.

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Nel 2018 calano i migranti in arrivo, boom di italiani all’estero

I dati dell'Istat smentiscono l'invasione dal continente africano. Per la prima volta da quattro anni calano gli arrivi. Crescono invece gli expat: in 10 anni oltre 800 mila persone hanno lasciato l'Italia.

Immigrati per la prima volta in calo in Italia (-17% l’anno scorso quelli provenienti dall’Africa), mentre aumentano (+1,9%) invece i connazionali che si trasferiscono all’estero alla ricerca di un lavoro. Nel solo 2018 sono stati 117mila, cifra che fa lievitare a 816mila gli espatriati nell’ultimo decennio. È il quadro, per certi aspetti sorprendente, che emerge dal report dell’Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente relativo al 2018.

SEGNO MENO SUI FLUSSI DALL’ESTERO

Le iscrizioni anagrafiche dall’estero (immigrazioni) sono state circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all’anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Più di cinque su sei riguardano cittadini stranieri (286 mila, -5,2%). In particolare sono in netta diminuzione,anche se restano consistenti le immigrazioni provenienti dal continente africano, soprattutto da Nigeria (18 mila, -24%), Senegal (9 mila, -20 %), Gambia (6 mila, -30%), Costa d’Avorio (5 mila, -27%) e Ghana (5 mila, -25%) che durante il 2017 avevano fatto registrare aumenti record. Con la Lombardia che resta la regione più ospitale: è infatti la meta di un immigrato su 5.

BOOM DI EXPAT DALL’ITALIA

L’esercito di italiani che fa le valige verso l’estero è composto soprattutto di giovani (l’età media è sui 30 anni, 2 su 3 hanno tra i 20 e i 49 anni) e qualificati: quasi 3 su 4 hanno un livello di istruzione medio-alto e in cifre è pari a circa 182mila il numero dei laureati che negli ultimi 10 anni hanno fatto le valigie. La destinazione preferita è il Regno Unito e la regione in assoluto con più partenze è la Lombardia. Ma è soprattutto il Sud a essere depauperato di risorse umane preziose, anche a vantaggio delle regioni del Centro-Nord: solo l’anno scorso ha perso oltre 16mila laureati, oltre la metà (8.500) provenivano da Sicilia e Campania.

REGNO UNITO, GERMANIA E FRANCIA DESTINAZIONI TOP

Secondo i dati, nel 2018 sono state 157mila (+1,25 nel 2017) le cancellazioni dall’anagrafe e quasi 3 su 4 hanno riguardato emigrati italiani. A spiegare la ripresa dell’emigrazione sono le difficoltà del mercato del lavoro in Italia , soprattutto per giovani e donne, ma anche il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese , proprio delle generazioni nate e cresciute nell’epoca della globalizzazione, che spinge i giovani più qualificati a investire con maggior facilità il proprio talento nei paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione. E se è il Regno Unito ad accogliere la maggioranza degli italiani che vanno all’estero (21 mila), fanno la loro parte anche Germania (18 mila), Francia (circa 14 mila), Svizzera (quasi 10 mila) e Spagna (7 mila). Mentre tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione degli emigrati italiani sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada (nel complesso 18 mila).

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Come la classifica sulla qualità della vita 2019 fotografa il divario Nord-Sud

La graduatoria del Sole 24 ore incorona ancora Milano, e in generale città a province dell'arco alpino. In recupero anche Roma e Milano ma il Mezzogiorno resta indietro.

Milano conferma la sua leadership e vince per il secondo anno consecutivo la Qualità della vita 2019, la graduatoria del Sole 24 Ore giunta alla trentesima edizione e pubblicata il 16 dicembre sul quotidiano e sul sito. L’ultima classificata, quest’anno, è Caltanissetta mentre Roma e Napoli salgono alcuni gradini.

QUALI SONO GLI INDICATORI DEL SOLE

La Qualità della vita 2019 è una versione extra large della tradizionale indagine del quotidiano sul benessere nei territori, su base provinciale: rispetto all’anno scorso, infatti, il numero di indicatori è aumentato da 42 a 90, divisi in sei macro aree tematiche che indagano altrettante componenti dello star bene. Le classifiche di tappa sono: “Ricchezza e consumi”, “Affari e lavoro”, “Ambiente e servizi”, “Demografia e società”, “Giustizia e sicurezza”, “Cultura e tempo libero”.

IL BALZO DELLE GRANDI PROVINCE

Se il caso di Milano è emblematico, questa classifica fotografa le performance positive di tutte le province delle grandi città: Roma, diciottesima, sale di tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. Napoli, pur essendo nella metà inferiore della classifica generale (81°), rispetto alla scorsa edizione della Qualità della vita ha all’attivo una salita di 13 posizioni. Sulla stessa linea le performance di Cagliari, che fa un balzo di 24 posizioni (20°), Genova sale di 11 gradini (45°), Firenze di sette (15°) e Torino è 33esima (+ 5 sul 2018). Infine, Bari mette a segno un incremento di 10 posizioni, raggiungendo il 67° posto. Bologna in calo pur restando nella parte alta della classifica al 14° posto.

MILANO TOP PER LAVORO E RICCHEZZA, MALE SU SICUREZZA

Milano vanta più record: oltre alla prima posizione nella classifica generale, ottiene anche il primato nella categoria “Affari e lavoro“, il secondo posto nella classifica di tappa “Ricchezza e consumi” e il terzo in “Cultura e tempo libero“. È negativa, invece, la performance in “Giustizia e sicurezza“: il capoluogo lombardo, con la sua provincia, si piazza in ultima posizione soprattutto per numero di reati denunciati e litigiosità. Un dato che potrebbe essere letto anche come segno che a Milano, a differenza di altre realtà geografiche, i cittadini denunciano di più i reati.

BRILLANO LE CITTÀ DELL’ARCO ALPINO

Subito dietro il capoluogo lombardo, nella classifica generale 2019, si confermano le province dell’arco alpino: sul podio ci sono anche Bolzano e Trento, rispettivamente al secondo e al terzo posto, seguite da Aosta. A spingerle sono i record “di tappa”, ovvero le macro aree tematiche di cui è composta la classifica generale: Aosta è prima in “Ricchezza e consumi”, Trento vince in “Ambiente e servizi” e Bolzano in “Demografia e società”. Per gli altri record di tappa, Oristano è prima in “Giustizia e sicurezza” e Rimini in “Cultura e Tempo libero”. Nella top ten delle province più vivibili, dove si incontrano anche Trieste (5ª) e Treviso (8ª), quest’anno entra la provincia di Monza e Brianza, che sale di 17 posizioni fino alla sesta, Verona che ne guadagna sette e arriva al settimo posto e – a chiudere la top ten – Venezia e Parma che salgono rispettivamente di 25 e 19 piazzamenti.

IL SUD CONTINUA AD ARRANCARE

La coda della classifica è occupata dalle province del Sud: Caltanissetta occupa l’ultimo posto per la quarta volta nella storia dell’indice dopo le performance negative del 1995, nel 2000 e nel 2008. Foggia (105ª) e Crotone (106ª) la precedono di poco. Su base regionale, riemerge la contrapposizione Nord-Sud, con Trentino Alto-Adige, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia sul podio, seguite dal Veneto, presente nella top 10 con tre province, dall’Emilia-Romagna, che cresce, soprattutto nella classifica di tappa “Affari e lavoro”, e dalla Lombardia. In fondo alla classifica, invece, ci sono Sicilia e Calabria, rispettivamente ultima e penultima.

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Caso Cucchi, due carabinieri imputati parte civile contro i colleghi

Colombo Labriola e Francesco Di Sano, coinvolti nel processo sui depistaggi, sostengono di essere stati «costretti a obbedire agli ordini»,

Due carabinieri imputati al processo sui depistaggi per la morte di Stefano Cucchi hanno annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nei confronti di altri due loro colleghi co-imputati per il reato di falso ideologico. Si tratta di Colombo Labriola e Francesco Di Sano, che intendono costituirsi parte civile nei confronti di Francesco Cavallo e Luciano Soligo, entrambi tenente colonnello e loro superiori in grado, dai quali – secondo i legali – avrebbero ricevuto disposizioni di modifica di alcuni atti. «L’ordine fu dato da chi, insistendo sulla modifica, sapeva qualcosa di più costringendo gli altri a eseguirla» – ha detto uno dei loro legali in aula. «Loro hanno subito un danno di immagine, come è successo per gli agenti della polizia penitenziaria».

«NON SAPEVAMO DEL PESTAGGIO»

«Non sapevamo del pestaggio», è la versione dei due. «Dopo i Cucchi, le vittime siamo noi. C’è stata una strana insistenza nel chiederci di eseguire quelle modifiche che all’epoca non capivamo. Oggi sappiamo tutto e per questo abbiamo deciso di costituirci parte civile. Non siamo nella stessa linea gerarchica, l’abbiamo subita, erano ordini».

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Le Sardine puntano a superare il 25% dei consensi

Fissati gli obiettivi dopo la prima assemblea andata in scena a Roma in presenza di 150 animatori. Nessun partito per ora, ma sostegno alle liste di sinistra in Emilia-Romagna e Calabria.

Primo obiettivo non fermarsi e tornare nelle piazze ovunque, sul territorio. L’altro traguardo è superare il 25% dei consensi fra gli italiani. Dopo aver invaso le grandi città, le Sardine, riunite per la prima volta a Roma in assemblea, promettono battaglia nei territori: dalle periferie ai piccoli centri. «Particolare attenzione» sarà dedicata alla Calabria e all’Emilia-Romagna, dove tramonta l’ipotesi di una lista separata, in vista delle prossime elezioni. «Negli ultimi 30 giorni» – si legge in un lungo post su Fb – «le Sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno». Insomma, ancora movimento, il partito può attendere.

L’IMPEGNO DI CONTE SUL DECRETO SICUREZZA

All’indomani della conquista di piazza San Giovanni, luogo simbolo della sinistra politica e sindacale italiana, le Sardine ottengono comunque un primo risultato, seppure parziale: l’impegno del premier Conte a rivedere il decreto sicurezza. «Le richieste delle Sardine sui decreti sicurezza» – sottolinea il premier – «le abbiamo già ascoltate. Tra i punti del programma di governo c’era l’impegno a raccogliere le raccomandazioni del presidente Mattarella per ritornare a quella che era la versione originale del secondo decreto per come era uscita dal Consiglio dei ministri».

OLTRE 150 ANIMATORI NELLA RIUNIONE A PORTE CHIUSE

Così oltre 150 animatori delle manifestazioni locali di queste settimane si sono dati appuntamento in un palazzo occupato per fare il punto su come andare avanti. Una riunione a porte chiuse, durata oltre quattro ore, convocata per avere un primo contatto fisico tra persone in carne e ossa che sinora si sono parlate solo sui social. È stata anche l’occasione per dar vita a tavoli tematici, fare un primo bilancio di cosa si può migliorare nella convocazione delle piazze. Al momento niente che possa far pensare a un passaggio dal movimento spontaneo a qualcosa di più organizzato, lista o partito. Prima che parlasse il leader Mattia Santori, è una Sardina pugliese, Grazia De Sario, a escludere ogni esordio elettorale: «Non faremo un partito, non ci saranno candidature e non ci saranno liste civiche in Emilia-Romagna. Appoggeremo le liste di sinistra», taglia corto circondata dalle troupe tv. Poco più tardi, ai microfoni di Mezz’ora di più, anche se in modo meno esplicito, anche Santori allontana l’ipotesi di una loro discesa in campo: «Puntiamo a trovare un dialogo con la politica, non siamo ancora pronti a trovare né i punti del dialogo né un interlocutore del dialogo».

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Manifesti di CasaPound contro le vittime del fascismo a Trieste

Il messaggio è stato affisso al Parco della Pace, dove il 15 dicembre si celebra la commemorazione dei cinque partigiani uccisi nel 1941. Il movimento: «Erano terroristi».

Un altro sfregio alla Resistenza. Alcuni manifesti di CasaPound sono comparsi la mattina del 14 dicembre a Opicina, sul Carso triestino, nel Parco della Pace – l’ex poligono di tiro gestito dall’Anpi locale – dove domenica 15 è prevista la commemorazione dei cinque antifascisti fucilati nel 1941 sulla base di una sentenza emessa da un Tribunale speciale. Nei manifesti firmati dal movimento di estrema destra i cinque fucilati vengono definiti «terroristi, né vittime, né martiri». La scoperta è stata fatta dagli agenti della Digos di Trieste da un controllo effettuato alla vigilia della cerimonia.

«ERANO TERRORISTI»

«Quando, circa tre settimane fa, il Comune di Trieste ha deciso di affidare la gestione di questo spazio all’Associazione nazionale Partigiani d’Italia di Trieste abbiamo espresso tutte le nostre perplessità ricordando che chi ogni anno viene commemorato a Opicina non è né una vittima né un martire ma solo un terrorista», ha spiegato in una nota Francesco Clun, responsabile provinciale di CasaPound Italia. «Per questo abbiamo deciso di ricordare a tutti a chi è dedicato quel monumento e chi, ogni anno, l’Anpi, assieme ad esponenti politici locali, commemora. L’unica cosa di cui non aveva bisogno questa città è un’altra meta di pellegrinaggio per i nostalgici titini».

L’ANPI INVOCA LO SCIOGLIMENTO DI CASAPOUND

Il fatto ha provocato la ferma reazione dell’Anpi di Trieste: «I manifesti affissi illegittimamente questa notte sul Carso triestino a Opicina da parte di CasaPound Italia Trieste rappresentano un atto gravissimo, che riteniamo possa configurarsi come apologia del fascismo», ha scritto l’associazione in una nota tornando, con l’Anpi nazionale, a chiedere lo scioglimento del movimento di estrema destra «in quanto organizzazione fascista».

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Mezza Brindisi evacuata per far brillare una bomba

L'ordigno inglese della Seconda Guerra Mondiale è a forte rischio esplosione. Circa 54 mila persone lasceranno le loro case. Anche i carcerati saranno trasferiti.

Il 15 dicembre, a partire dalle 5 del mattino, Brindisi diventerà una città fantasma o giù di lì. Metà della sua popolazione, carcerati inclusi, sarà evacuata per permettere la rimozione di una bomba inglese della Seconda Guerra Moondiale ripiena di circa 40 chili di tritolo, scoperta il 2 novembre durante i lavori di ampliamento di un maxi cinema. Gli aerei saranno bloccati, così come i treni, e l’area isolata. Si tratta di una operazione particolarmente delicata. Gli artificieri dell’XI reggimento genio guastatori di Foggia hanno infatti verificato che la spoletta dell’ordigno è stata danneggiata dalla ruspa del cantiere ed è molto vicina al congegno di attivazione della bomba. Un fatto che rende alto il rischio di esplosione. Una situazione senza precedenti che richiede massima cura.

OLTRE 54 MILA PERSONE INTERESSATE

Sono più di 54 mila le persone che dovranno lasciare le proprie case per alcune ore. Il coordinamento della Prefettura e il coinvolgimento di Comune, Asl, Soprintendenza, forze dell’ordine e Protezione civile, ha preparato da giorni un piano di evacuazione entro un raggio di 1.617 metri dal luogo del ritrovamento che è costantemente presidiato ormai da più di un mese. Per ragioni di sicurezza, è stato stabilito che anche sul piano verticale, per più di 1.200 metri di altezza, non vi dovranno essere intralci. La circolazione aerea sarà quindi bloccata a partire dalle 9.30, l’aeroporto chiuso fino alle 12. Un tratto di ferrovia sarà pure off-limits a partire dalle 8 del mattino, fino al termine delle operazioni. La superstrada Brindisi – Lecce interrotta per alcuni chilometri, con un percorso alternativo.

GAS CHIUSO ENTRO 500 METRI

Alle abitazioni che si trovano nel raggio di 500 metri dalla bomba sarà anche staccato il gas mentre non vi saranno interruzioni di luce e acqua. Vi sarà comunque l’obbligo di lasciare la zona interdetta, in caso contrario il rischio è di una denuncia penale. Gli artificieri inizieranno a operare non appena l’evacuazione sarà conclusa. Utilizzeranno strumentazione meccanica per lavorare a distanza, poi trasferiranno la bomba in una cava perché sia fatta brillare. Per i cittadini e per gli animali domestici sono state allestite 14 aree di accoglienza, per lo più scuole. I detenuti del carcere di via Appia verranno trasferiti nell’istituto penitenziario di Lecce per un giorno. Alcuni comuni del Brindisino, come Mesagne e Ostuni, hanno offerto ospitalità agli evacuati con eventi e visite guidate gratuite. A giudicare comunque dall’impennata delle prenotazioni di bed and breakfast e hotel, è probabile che gran parte degli interessati abbia deciso di lasciare la città già da oggi e di trascorrere il weekend fuori.

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Mezza Brindisi evacuata per far brillare una bomba

L'ordigno inglese della Seconda Guerra Mondiale è a forte rischio esplosione. Circa 54 mila persone lasceranno le loro case. Anche i carcerati saranno trasferiti.

Il 15 dicembre, a partire dalle 5 del mattino, Brindisi diventerà una città fantasma o giù di lì. Metà della sua popolazione, carcerati inclusi, sarà evacuata per permettere la rimozione di una bomba inglese della Seconda Guerra Moondiale ripiena di circa 40 chili di tritolo, scoperta il 2 novembre durante i lavori di ampliamento di un maxi cinema. Gli aerei saranno bloccati, così come i treni, e l’area isolata. Si tratta di una operazione particolarmente delicata. Gli artificieri dell’XI reggimento genio guastatori di Foggia hanno infatti verificato che la spoletta dell’ordigno è stata danneggiata dalla ruspa del cantiere ed è molto vicina al congegno di attivazione della bomba. Un fatto che rende alto il rischio di esplosione. Una situazione senza precedenti che richiede massima cura.

OLTRE 54 MILA PERSONE INTERESSATE

Sono più di 54 mila le persone che dovranno lasciare le proprie case per alcune ore. Il coordinamento della Prefettura e il coinvolgimento di Comune, Asl, Soprintendenza, forze dell’ordine e Protezione civile, ha preparato da giorni un piano di evacuazione entro un raggio di 1.617 metri dal luogo del ritrovamento che è costantemente presidiato ormai da più di un mese. Per ragioni di sicurezza, è stato stabilito che anche sul piano verticale, per più di 1.200 metri di altezza, non vi dovranno essere intralci. La circolazione aerea sarà quindi bloccata a partire dalle 9.30, l’aeroporto chiuso fino alle 12. Un tratto di ferrovia sarà pure off-limits a partire dalle 8 del mattino, fino al termine delle operazioni. La superstrada Brindisi – Lecce interrotta per alcuni chilometri, con un percorso alternativo.

GAS CHIUSO ENTRO 500 METRI

Alle abitazioni che si trovano nel raggio di 500 metri dalla bomba sarà anche staccato il gas mentre non vi saranno interruzioni di luce e acqua. Vi sarà comunque l’obbligo di lasciare la zona interdetta, in caso contrario il rischio è di una denuncia penale. Gli artificieri inizieranno a operare non appena l’evacuazione sarà conclusa. Utilizzeranno strumentazione meccanica per lavorare a distanza, poi trasferiranno la bomba in una cava perché sia fatta brillare. Per i cittadini e per gli animali domestici sono state allestite 14 aree di accoglienza, per lo più scuole. I detenuti del carcere di via Appia verranno trasferiti nell’istituto penitenziario di Lecce per un giorno. Alcuni comuni del Brindisino, come Mesagne e Ostuni, hanno offerto ospitalità agli evacuati con eventi e visite guidate gratuite. A giudicare comunque dall’impennata delle prenotazioni di bed and breakfast e hotel, è probabile che gran parte degli interessati abbia deciso di lasciare la città già da oggi e di trascorrere il weekend fuori.

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La manifestazione delle Sardine a Roma

A piazza San Giovanni va in scena il primo appuntamento nazionale del movimento nato appena un mese fa. Previste decine di migliaia di persone. Dopo la provocazione, CasaPound rinuncia a partecipare.

Il partito che (ancora) non c’è e che (per ora) non vuole essere tale si misura con San Giovanni a Roma, la piazza della sinistra, ma di recente gremita dal centrodestra a guida leghista. Già una prima prova di maturità per le Sardine, a un solo mese dall’improvviso apparire del movimento a Bologna, in funzione anti-Salvini alle Regionali e per una politica senza odio fatta da competenti.

PRIMO BANCO DI PROVA NAZIONALE PER IL MOVIMENTO

Il primo meeting nazionale del non-partito liquido, «una festa contro l’odio e per i valori antifascisti e costituzionali», alla quale hanno aderito decine di migliaia di persone, 100 mila secondo gli organizzatori, 35 mila per la questura. «L’idea era riempire la piazza e cambiare un po’ la percezione della politica in questi anni», ha detto il leader delle Sardine Mattia Santori, «direi che l’obiettivo è stato raggiunto». Con sit-in minori in mezzo mondo. E con il premier Giuseppe Conte – al quale le Sardine «fanno simpatia», delle quali vede «la positività» – pronto a incontrarle, se lo chiederanno. A San Giovanni si sono viste famiglie, giovani, anziani, in una marea multiforme accomunata dal motto “Roma non si lega” e dalle note di Bella ciao.

DOPO LA PROVOCAZIONE, CASAPOUND RINUNCIA ALLA PIAZZA

Oltre al numero di partecipanti, dopo l’ultima, affollatissima manifestazione di Torino, sono state sciolte le incognite sulla presenza o meno di CasaPound, che avrebbe potuto cercare visibilità, sfruttando un’apparente apertura poi ritrattata del ‘portavoce’ romano Stephen Ogongo. «Mica ci avrete creduto?», ha scritto Simone Di Stefano. «Quello delle Sardine è un vuoto pneumatico che non può essere riempito con nessuna buona idea. Pappagalli del Bella ciao, state bene così!».

IL SOSTEGNO DEL PD

Si sono invece presentati i dem, rappresentati sul palco dall’eurodeputato Pietro Bartolo, l’ex medico dei migranti che ha chiesto di cancellare i decreti sicurezza. «Siamo i partigiani del 2020, dobbiamo resistere. Non possiamo farci portare via la nostra Costituzione e la nostra Europa, che deve mettere al centro l’uomo». Sostegno è arrivato anche dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti: «Grazie per aver reso #Roma così bella, per la passione, per chiedere una politica sana», ha scritto su Twitter. «Belle le proposte che avete lanciato, faremo di tutto per metterle in atto ed essere all’altezza del vostro impegno. Cambiamola insieme, la nostra bella Italia».

TUTTI IN STRADA CON UNA SARDINA

Gli organizzatori hanno chiesto di presentarsi solo col il simbolo della sardina. Un lungo happening dalle 15 dai contorni da definire, come la linea del movimento al di là di antirazzismo, antifascismo e antipopulismo e sovranismo. Normale per un fenomeno repentino. Prima prova nel cuore politico del Paese anche per Mattia Santori, uno dei quattro creatori trentenni delle Sardine, ma finora vero leader con le sue numerose apparizioni tivù. Una novità, politica in senso ampio, che piace a tutti tranne a Matteo Salvini e Giorgia Meloni (perché anche in Forza Italia ci sono dei simpatizzanti), ma che teme di essere strumentalizzata per scopi elettorali.

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Il presidente della Valle d’Aosta Fosson si è dimesso

L'annuncio è arrivato all'indomani della diffusione della notizia sull'avviso di garanzia per scambio elettorale politico mafioso.

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, si è dimesso. Lo ha annunciato lui stesso durante una riunione straordinaria di maggioranza a Palazzo regionale. Le motivazioni sono legate all’avviso di garanzia ricevuto dalla Dda per scambio elettorale politico mafioso in merito a un’inchiesta sul condizionamento delle Regionali del 2018 in Valle d’Aosta da parte della ‘ndrangheta.

LASCIANO DUE ASSESSORI E UN CONSIGLIERE

Anche gli assessori Laurent Viérin (Turismo e beni culturali) e Stefano Borrello (Opere pubbliche) hanno annunciato che si dimetteranno. Il consigliere Luca Bianchi, invece, lascerà l’incarico di presidente di Commissione e di capogruppo dell’Union valdotaine. Tutti e tre sono indagati – assieme a Fosson – per scambio elettorale politico mafioso.

FOSSON: «TOTALMENTE ESTRANEO AI FATTI»

«Sottolineo con forza la mia totale estraneità rispetto ai fatti di cui ho avuto lettura negli ultimi giorni sui giornali», ha detto Fosson spiegando le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni. «Per onorare quel senso di responsabilità politica che ho sempre perseguito e anche salvaguardare la mia personale dignità, profondamente ferita dalle infamanti ipotesi che vengono formulate, ho deciso di fare un passo indietro e di dare le mie dimissioni dalla carica di presidente della Regione».

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Il presidente della Valle d’Aosta Fosson indagato per voto di scambio mafioso

Inchiesta della Dda di Torino sul condizionamento delle elezioni del 2018 da parte della 'ndrangheta. E c'è anche un incontro tra l'ex governatore e un boss.

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, è indagato per scambio elettorale politico mafioso nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dda di Torino sul condizionamento delle elezioni regionali 2018 in Valle d’Aosta da parte della ‘ndrangheta. Oltre a Fosson sono indagati, per lo stesso reato, anche alcuni assessori e consiglieri regionali. L’indagine è stata svolta dai carabinieri di Aosta.

SENATORE, ASSESSORE ALLA SANITÀ E POI PRESIDENTE

Sessantotto anni, medico chirurgo in pensione dal 2011 e noto anche come Sentinella in piedi, Fosson è stato senatore per il movimento autonomista di maggioranza Union valdotaine dal 2008 al 2013. Sposato e padre di quattro figli, è punto di riferimento per Comunione e liberazione. È stato assessore regionale alla Sanità dal 2003 al 2008 e dal 2013 al 2016. Dopo la fine di questa esperienza ha fondato il gruppo Pour Notre Vallée confluito, nel 2017, in Area Civica-Stella Alpina-Pour Notre Vallée. Lista autonomista di centro con cui è stato rieletto in Consiglio regionale il 20 maggio 2018, ottenendo 1.437 voti.

TRA LE SENTINELLI IN PIEDI

Presidente del Consiglio regionale per i primi sei mesi di legislatura con la giunta a trazione leghista guidata da Nicoletta Spelgatti, è arrivato al vertice dell’esecutivo un anno fa, il 10 dicembre 2018, quando le forze autonomiste sono tornate insieme al governo, relegando il Carroccio all‘opposizione. In Parlamento è stato, tra l’altro, segretario del gruppo Udc-Svp-Autonomie e segretario della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Risale inoltre al luglio del 2014 la sua comparsa tra le 80 Sentinelle in piedi che in piazza Chanoux, il ‘salotto buono’ di Aosta, manifestavano contro il Ddl Scalfarotto sull’omofobia. In veste di presidente della Regione, oggi ha anche ha presenziato alla cerimonia di posa di una stele in ricordo del pretore Giovanni Selis, che 37 anni fa sopravvisse al primo attentato nella storia d’Italia contro un magistrato. E sull’inchiesta non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

L’INCONTRO (FOTOGRAFATO) TRA L’EX PRESIDENTE E IL BOSS

I carabinieri del Reparto operativo del Gruppo Aosta nell’annotazione dell’inchiesta sulle elezioni regionali del 2018 hanno anche documentato con fotografie un incontro a fini elettorali con un boss, durato un’ora circa. Il 4 maggio 2018 l’allora «presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta» Laurent Viérin «nonché prefetto in carica, ha incontrato uno degli esponenti di vertice del ‘locale’ di Aosta», Roberto Di Donato, «presso l’abitazione di Alessandro Giachino» ad Aymavilles.

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Greta Thunberg a Torino con i ragazzi dei Fridays for future

La giovane attivista svedese arrivata in Italia da Madrid a bordo di un'auto elettrica. Con lei in piazza in 5 mila. Ad accoglierla striscioni e tanto entusiasmo.

Quasi 5 mila persone hanno accolto a Torino la visita di Greta Thunberg, sbarcata in città in occasione del presidio cittadino dei Fridays for future. Prima di scendere in piazza l’attivista svedese ha incontrato una delegazione di cinque ragazzi del movimento al Teatro Regio. «Torino è una città stupenda», sono state le sue prime parole davanti a uno stuolo di giornalisti e fotografi, «sono molto felice di essere qui, anche se non ho avuto molto tempo per visitarla».

UNO STRISCIONE PER ACCOGLIERLA IN CITTÀ

Sul balcone d’onore di Palazzo Civico è stato affisso uno striscione per darle il benvenuto. Sfondo verde e con un mondo libero dall’inquinamento, lo striscione reca la scritta ‘Welcome to Turin, Greta’. Greta è arrivata da Madrid in auto elettrica, accompagnata dal padre e dal suo staff, compresi alcuni documentaristi che seguono la giovane attivista in giro per il mondo.

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Catanzaro, indagati per truffa 29 consiglieri comunali su 32

Secondo la Procura molti percepivano il gettone di presenza ma non si presentavano alle sedute, o lo facevano per un tempo molto limitato.

Percepivano il gettone di presenza per la partecipazione a commissioni quando invece non andavano affatto o erano presenti solo per poco tempo rendendo, di fatto, impossibile il reale svolgimento della riunione. È stata l’accusa mossa dalla Procura di Catanzaro a 29 dei 32 consiglieri comunali del capoluogo, ai quali è stato notificato un avviso conclusione indagini con le accuse, a vario titolo, di truffa aggravata per erogazione pubbliche, falsità ideologica, uso di atti falsi. Gli indagati sono complessivamente 34.

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Nel bilancio della Regione Sicilia c’è un buco di un miliardo

La relazione della Corte dei Conti: «Politiche pubbliche inefficaci». Non raggiunti nemmeno gli obiettivi minimi che la Regione stessa si era data per la riduzione del deficit. E ora bisogna rimediare.

La Regione Sicilia dovrà trovare nel bilancio 2019 le risorse per coprire il “buco” del rendiconto 2018. La cifra è niente affatto trascurabile: 1,1 miliardi di euro, secondo la relazione delle Sezioni Unite della Corte dei Conti. Un altro miliardo dovrà invece essere coperto nel prossimo triennio, e in ogni caso non oltre la durata della legislatura regionale.

GENERATA UNA CAPACITÀ DI SPESA «IMPROPRIA»

I magistrati contabili, riuniti a Palermo in seduta pubblica, hanno duramente stigmatizzato «il modus operandi della Regione», guidata dal governatore Nello Musumeci dalla fine del 2017. La Corte ha denunciato nella gestione economica la sistematica sottrazione di «una quota rilevante degli accantonamenti di legge», operazione finalizzata a generare un «un’impropria capacità di spesa». Il risultato finanziario complessivo del 2018 non solo è negativo per 1,1 miliardi, ma «una parte consistente di tale deficit si è creata per effetto della gestione parzialmente fuori bilancio dei fondi iscritti nella parte accantonata», per una cifra corrispondente a circa 416 milioni.

VARATA UNA MANOVRA REGIONALE «INCONSISTENTE»

Sempre secondo la Corte dei Conti, l’esame comparato dei documenti contabili dimostra «l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit». Risulta inoltre chiara «l’inconsistenza della manovra finanziaria» regionale, visto che a consuntivo l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano rispettivamente -651,9 e -667 milioni di euro. La Regione, proseguono quindi i giudici, «non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi minimi che essa stessa si era data con la legge di stabilità». Anzi, «in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive».

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Arriva la tempesta di Santa Lucia: la mappa del maltempo da Nord a Sud

Ondata di gelo, pioggia e neve in tutta Italia. Primi fiocchi al Nord e pioggia al Sud. A Roma e Napoli scuole chiuse. La situazione.

Maltempo in arrivo oggi per tutto il fine settimana, con neve a nord e piogge, temporali e venti forti al Centro Sud. Secondo 3bmeteo è in arrivo la ‘tempesta di Santa Lucia, destinata a colpire, in un modo o nell’altro, gran parte della penisola. Il 12 dicemrbe i sindaci di Roma e Napoli hanno ordinato per tutto il 13 la chiusura di tutte le scuole e dei parchi, raccomandando di limitare gli spostamenti allo stretto necessario.

PIEMONTE: NEVE A TORINO

Primi fiocchi di neve della stagione su Torino. L’attesa perturbazione ha riportato dalla scorsa notte il maltempo sul Piemonte, con deboli nevicate anche in pianura, tra Torinese e Alto Novarese, in estensione a Biellese, Verbano e, in parte, Vercellese e Alessandrino. Fiocchi sparsi qua e la tra Cuneese e Astigiano. Fenomeni comunque intermittenti e di debole intensità. Dal pomeriggio veloce miglioramento, con le nevicate che si ritireranno presso le vallate alpine. Attese nevicate sotto forma di bufera sulle Alpi, specie di confine, con raffiche di vento superiori ai 100 km/h che entro sera potranno guadagnare terreno sotto forma di Foehn fin verso le zone pedemontane e di bassa valle. Attenzione al fenomeno della pioggia congelata, che si potrebbe presentare in alcune vallate dell’Alessandrino e nelle vallate alpine più strette.

PRIMI FIOCCHI SU MILANO

Dalle prime ore del mattino ha cominciato a nevicare anche a Milano. I fiocchi stanno cominciando a imbiancare automobili e tetti delle case, ma per il momento non si registrano particolari disagi alla circolazione.

A ROMA TRAFFICO E ALLAGAMENTI

Rallentamenti e allagamenti in strada sono stati registrati a Roma. In particolare vengono segnalati disagi alla circolazione su via della Magliana, altezza via Marchetti, a causa di un allagamento. Qualche allagamento anche in zona Verano, piazza Bologna e nel quartiere Fleming. Traffico intenso si registra da via Aurelia a via Flaminia, da via del Muro Torto a via Cristoforo Colombo.

CAMPANIA: SCUOLE E PARCHI CHIUSI A NAPOLI

Chiusure di scuole e parchi confermate a Napoli a seguito dell’allerta meteo di criticità ‘Gialla’, a partire dalle ore 12 del 13 dicembre e fino alle ore 9 del 14. L’amministrazione comunale inoltre ha invitato la cittadinanza «a limitare gli spostamenti a quelli strettamente necessari» perché tra gli scenari di impatto al suolo nel bollettino regionale si citano tra l’altro «danni alle coperture e strutture provvisorie dovuti a raffiche di vento, fulminazioni, possibili grandinate e a caduta di rami o alberi. E ancora possibili allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno, scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse; possibili occasionali fenomeni franosi superficiali legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, in bacini di dimensioni limitate». Nel bollettino della Protezione civile regionale si parla «venti forti occidentali, con possibili raffiche nei temporali, tendenti a molto forti nord-occidentali; di precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, localmente anche intense; di mare agitato o localmente molto agitato, soprattutto lungo le coste esposte».

VALLE D’AOSTA: MEZZO METRO DI NEVE A COURMAYEUR

A causa dell’intensa nevicata in corso il pericolo valanghe nella zona del Monte Bianco è salito al livello di 4-‘forte’ (su una scala crescente da 1 a 5) e il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha disposto la chiusura della Val Ferret, da La Palud a Planpincieux. Il transito è vietato ai soli mezzi pesanti al traforo del Gran San Bernardo, mentre al tunnel del Monte Bianco non sono segnalate particolari criticità. L’ufficio neve e valanghe della Regione Valle d’Aosta ha segnalato, a 2.000 metri di quota, circa 60 centimetri di neve fresca in Valgrisenche, nella zona del Monte Bianco e del Gran San Bernardo. Quantitativi inferiori (circa 30 cm) a Cervinia e nelle valli del Gran Paradiso. Spostandosi a est, verso il Piemonte, il si scende a 15 cm in Val d’Ayas, Valle del Lys e Valle di Champorcher. Le precipitazioni, prevede l’ufficio meteo, si esauriranno dal pomeriggio di sabato.

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L’allerta meteo per neve e pioggia del 13 dicembre

Un'onda artica è pronta a colpire l'Italia da Nord a Sud. Previsto vento forte e gelo. E a Roma la sindaca Raggi chiude le scuole per precauzione.

Fine settimana di dicembre come non si vedeva da tempo, all’insegna del freddo e della neve che ha già imbiancato il Nord, anche la pianura, arrivando fino alla Toscana. Per il momento non si segnalano grandi disagi ma secondo le previsioni dei meteorologi nelle prossime ore, e a ridosso del weekend, è previsto l’arrivo della “tempesta di Santa Lucia“, una sorta di “ciclone” che attraverserà l’Italia da Nord a Sud.

A ROMA SCUOLE CHIUSE PER PRECAUZIONE

Tanto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede a partire dalla tarda mattinata del 13 dicembre venti di burrasca fino a tempeste su Emilia-Romagna orientale, Toscana, specie nei settori costieri e meridionali, coinvolgendo Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia. Attese, inoltre, precipitazioni diffuse localmente anche molto intense e accompagnate da grandinate su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori tirrenici. E a seguito dell’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione Lazio, la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di tutte le scuole di ordine e grado, parchi, cimiteri e ville storiche.

PRIME NEVICATE IN VENETO E LOMBARDIA

Intanto a fare i conti con la neve in pianura è stato il Veneto: precipitazioni deboli, ma che hanno interessato Padova, Verona, Vicenza, Rovigo, ma anche l’Altopiano di Asiago e sui monti veronesi della Lessinia. Altra neve anche in Valtellina e Valchiavenna, in provincia di Sondrio con il rischio di gelate notturne per gli annunciati cali delle temperature. Imbiancato anche il Mantovano, mentre la prima neve ha raggiunto la Toscana con i passi dell’Appennino imbiancati e i mezzi in azione per viabilità. Purtroppo anche la zona del terremoto del Mugello è stata interessata nella notte dalle nevicate che poi si sono trasformate in pioggia. Disagi, invece, in provincia di Bergamo, sia alla circolazione che all’aeroporto di Orio al Serio con ritardi dei voli in partenza per consentire le operazioni di disgelo delle ali che hanno comportato un lavoro di circa mezz’ora su ogni velivolo.

LE PREVISIONI PER IL 13 DICEMBRE

L’attenzione si sposta ora sulle previsioni: «Avremo nuove precipitazioni al Nord, nevose in collina se non ancora in pianura tra Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale, a tratti mista a pioggia anche sul resto dell’Emilia, Veneto e alto Friuli», ha spiegato il meteorologo di 3bmeteo.com, Edoardo Ferrara. Al Centro-Sud non andrà meglio. Arriveranno infatti piogge e temporali, «in particolare sui versanti tirrenici, dove si potranno avere fenomeni talora di forte intensità con rischio di intensi temporali o nubifragi dalla Toscana al Lazio, compresa la capitale dove è stata diffusa una allerta, e successivamente anche Campania e Calabria». Attenzione inoltre al vento, avverte Ferrara, «che soffierà anche molto forte dapprima di Libeccio e Ponente, poi di Maestrale, con raffiche di oltre 120 chilometri orari tra Tirreno e Isole Maggiori». Nel weekend, infine, ci attende un miglioramento, ma la tregua potrebbe durare poco con una nuova perturbazione in avvicinamento al Nord.

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