Famiglia nel bosco, la Corte d’Appello rigetta il ricorso

La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso dei legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni del capoluogo abruzzese, che aveva sospeso la responsabilità genitoriale alla coppia anglo-australiana, disponendo il trasferimento dei tre figli dalla casa nel bosco di Palmoli (Chieti) in una struttura protestta di Vasto. Nella casa famiglia si trova anche la madre, che può stare con i figli in alcuni momenti della giornata. Il padre, invece, si è trasferito momentaneamente in un casolare messo gratuitamente a disposizione da un ristoratore a pochi chilometri da Palmoli, in attesa dei lavori di ristrutturazione della casa nel bosco.

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Salvini: «I giudici si vergognino»

Immediato è arrivato il commento via social di Matteo Salvini, che nelle scorse settimane si è espresso a più riprese a favore di Nathan e Catherine: «Per questi giudici una sola parola: VERGOGNA. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!».

Palermo, bimbo di 11 anni violentato dai compagni fuori da scuola

A Madonie, in provincia di Palermo, un bambino di 11 anni è stato vittima di una violenza sessuale di gruppo avvenuta fuori da scuola. A riportarlo è Repubblica, secondo cui gli aggressori sarebbero un gruppo di ragazzi più grandi che frequentano lo stesso istituto della vittima. L’abuso è emerso grazie al racconto del piccolo che, rientrato a casa in stato di shock e con evidenti segni sul corpo, ha confessato l’accaduto alla madre. I successivi accertamenti medici presso l’ospedale Termini Imerese hanno confermato lesioni compatibili con la violenza denunciata. Sul caso indaga la procura dei minori di Palermo. Venerdì il bambino verrà ascoltato dalla procuratrice Caramanna in presenza di uno psicologico, come previsto dal protocollo del “codice rosso”.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella

«I pagamenti effettuati da Coima per gli incarichi professionali affidati all’architetto Alessandro Scandurra non configurano una forma di compenso illecito a un pubblico ufficiale». È quanto afferma la Cassazione nelle motivazioni della decisione con cui, il 13 novembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai pm di Milano nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica. La Suprema Corte ha così confermato la scelta del Tribunale del Riesame di revocare le misure cautelari disposte in precedenza nei confronti dello di Manfredi Catella, dell’ex componente della Commissione paesaggio Scandurra e dell’imprenditore Andrea Bezziccheri, ritenendo corretto escludere la presenza di «indizi» di un accordo corruttivo.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella
Alessandro Scandurra (Ansa).

Secondo i giudici, il Riesame ha motivato in modo «non contradditorio» e non «manifestamente illogico» la propria decisione, evidenziando come gli «elementi probatori» descrivano «un contesto di rapporti a tratti impropri, a causa dell’eccessiva vicinanza tra la parte pubblica e privata», ma senza arrivare a dimostrare un reato di corruzione. La sesta sezione della Cassazione sottolinea che non risulta «dimostrato» che «l’esercizio dell’attività del pubblico ufficiale» sia stato influenzato dalla tutela degli interessi degli imprenditori, né che vi sia stato «asservimento della funzione pubblica». In particolare, non è stata provata «alcuna correlazione causale tra la stipulazione del contratto di progettazione (l’asserita remunerazione) e la vendita della funzione».

Cassazione: «Non può esistere corruzione senza accordo»

Pur riconoscendo una «obiettiva situazione di cointeressenza» tra Scandurra e Catella e Bezziccheri, la Corte precisa che «questo unico elemento indiziario non è idoneo a dimostrare tutti gli elementi costitutivi» della corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In assenza della prova di un patto illecito, osservano i giudici, «la carenza della prova dell’accordo corruttivo renderebbe piuttosto ipotizzabile l’applicazione della fattispecie, ormai abrogata» di abuso d’ufficio. La Cassazione ribadisce inoltre che non può esistere «una corruzione senza accordo» e che la semplice dimostrazione della dazione di denaro, specie quando i pagamenti sono tracciati e documentati, non è sufficiente. Viene anche censurata l’impostazione dei pm, giudicata «generica» sul ruolo delle chat, e viene rilevata la mancata motivazione sulla «permanente concretezza e attualità delle esigenze cautelari».

Caso Visibilia, secondo la Gdf Santanchè sapeva dello «squilibrio finanziario»

Visibilia Editore presentava una «situazione economica compromessa già diversi anni prima dell’apertura dell’indagine giudiziaria». Nel corso del processo in corso a Milano per il presunto falso in bilancio del gruppo editoriale, è emerso che la società era «in forte squilibrio finanziario già dal 2016» e che «non è chiaro, però, perché il valore della voce avviamento non fosse stato rettificato già quell’anno». A riferirlo è stato un investigatore della guardia di finanza, primo testimone dell’accusa, secondo il quale «il board che gestiva la società era a conoscenza delle criticità» e, nonostante ciò, non ci furono «risposte», sebbene i soci di minoranza avessero già «sollevato» il problema. In quel periodo, ha ricordato il teste, «all’epoca dei fatti il presidente del Cda era Daniela Santanchè».

Caso Visibilia, secondo la Gdf Santanchè sapeva dello «squilibrio finanziario»
Sede Visibilia, cassetta delle lettere (Imagoeconomica).

In aula ha deposto il maggiore Salvatore Della Corte, che ha condotto le indagini quando era in servizio al Nucleo di polizia economico-finanziaria. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, l’ufficiale ha illustrato l’analisi dei bilanci della società a partire dal 2014, approfondendo in particolare le voci relative all’avviamento e alle imposte anticipate, dopo l’esposto presentato dai soci di minoranza nel 2022. Secondo la ricostruzione, Visibilia aveva iscritto a bilancio un avviamento pari a 4,3 milioni di euro, ma questo valore avrebbe dovuto essere «svalutato sin dal 2016, perché la perdita di esercizio dava un dato nettamente differente». Gli indicatori economici risultavano «fortemente negativi» e il nodo dell’avviamento, ha spiegato il testimone, venne rinviato fino al bilancio 2021, quando intervenne «la società Deloitte», che indicò la necessità di una svalutazione di 2,7 milioni.

Previsioni neve Natale: dove e in quali giorni

Le indicazioni meteo per il 25 dicembre mostrano l’arrivo in Italia di una perturbazione nord-atlantica, accompagnata da aria più fredda e precipitazioni su gran parte del Paese. Il giorno di Natale si prospetta molto bagnato sul Nord-Ovest, sul Centro-Sud tirrenico e sulle Isole Maggiori. Le precipitazioni potrebbero essere continue su molte aree costiere, con condizioni perturbate anche nell’entroterra. Sulle Alpi è prevista neve abbondante già dai 700-800 metri: uno scenario favorevole alle località sciistiche, che potrebbero beneficiare di accumuli consistenti.

Santo Stefano ancora instabile

Previsioni neve Natale: dove e in quali giorni
Un uomo fa jogging per strada con la neve (Ansa).

Il 26 dicembre non segnerebbe una tregua. La bassa pressione sul Mediterraneo rimarrebbe attiva, mantenendo venti umidi e instabilità diffusa. Le piogge resterebbero probabili su gran parte della Penisola, con ulteriori nevicate sulle Alpi.

Fine dicembre: possibile svolta gelida

Le proiezioni a più lungo termine indicano un possibile cambio di circolazione per la chiusura del 2025: un’irruzione di aria artica dalla Russia verso l’Europa centro-occidentale potrebbe indebolire le correnti miti atlantiche e far scendere masse d’aria molto fredde fino all’Italia. Le temperature calerebbero soprattutto al Nord e lungo l’Adriatico, con il rischio di un ritorno a condizioni pienamente invernali.

Delitto di Garlasco, ultimo atto dell’incidente probatorio: Stasi a sorpresa in aula

Alberto Stasi si è presentato a sorpresa al tribunale di Pavia, dove si è tenuta l’ultima udienza dell’incidente probatorio nell’inchiesta su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, è entrato accompagnato dai suoi legali, senza rispondere alle domande dei cronisti: non può rilasciare dichiarazioni in quanto in semilibertà. «Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso», ha spiegato uno dei suoi legali, Antonio De Rensis. All’ora di pranzo si è conclusa la discussione sulla parte della perizia che riguarda il dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, firmata dalla genetista Denise Albani. Ora si andrà avanti con l’esame delle analisi dattiloscopiche. La Procura di Pavia sta indagando su Sempio (che oggi non era presente) per omicidio in concorso (con Stasi o ignoti). Francesco Compagna, avvocato dei Poggi, in una pausa dell’incidente probatorio, ha detto che «la famiglia di Chiara non ne può più di questa attenzione morbosa in cui ciascuno in qualche modo strumentalizza una vicenda processuale per sostenere le proprie tesi».

Nuove accuse per Enrico Varriale: rischia fino a sei mesi di reclusione

Nuovi problemi per Enrico Varriale dopo la condanna per lesioni e stalking e conseguente perdita del posto a Rai Sport. Il giornalista, 65 anni, è imputato in un secondo procedimento che riguarda un’altra relazione sentimentale conclusa in modo conflittuale. In questo caso la procura ha contestato il reato di lesioni, chiedendo invece l’archiviazione per le accuse di atti persecutori. Secondo l’impianto accusatorio, al termine di una discussione, Varriale avrebbe aggredito fisicamente la donna con cui aveva iniziato una relazione dopo la fine della precedente. Per questo episodio il rischio è una nuova condanna, con una possibile pena fino a sei mesi di reclusione.

Le accuse nei confronti di Enrico Varriale

La vicenda prende forma dal racconto dell’ex fidanzata, che ha descritto un rapporto segnato fin dall’inizio da frequenti litigi. Il momento più grave risalirebbe all’8 dicembre 2021, quando una discussione degenerò: secondo la denuncia, il giornalista avrebbe spinto e strattonato la donna, arrivando poi a schiaffeggiarla al volto. Dopo l’episodio, la vittima si sarebbe recata al pronto soccorso per farsi medicare. Circa dieci giorni più tardi, la donna ha riferito di aver ricevuto una telefonata con una presunta minaccia di morte, episodio che Varriale ha sempre respinto, sostenendo: «Le ho detto sono Enrico e sono in Rai, non morirai».

Torino, sgomberato il centro sociale Askatasuna

A pochi mesi dallo sgombero del Leoncavallo, il centro sociale Askatasuna di Torino ha subito la stessa sorte all’alba del 18 dicembre, al termine di un’operazione condotta dalla Digos con il supporto dei reparti mobili. L’intervento ha riguardato lo stabile di corso Regina Margherita 47, occupato dal 1996 e noto come uno degli ultimi simboli dell’area dell’Autonomia. Durante le attività di polizia, scattate nell’ambito di un’inchiesta sugli assalti avvenuti contro la sede della Stampa, le Ogr e l’azienda Leonardo nel corso di manifestazioni pro-Palestina, all’interno dell’edificio sono stati individuati sei attivisti, trovati al terzo piano nelle prime ore del mattino.

Torino, sgomberato il centro sociale Askatasuna
Perquisizioni della polizia al centro sociale Askatasuna (Ansa).

Il sindaco Lo Russo: «Cessato il patto di collaborazione»

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha spiegato che «l’autorità di pubblica sicurezza sta svolgendo questa mattina attività presso l’immobile di corso Regina Margherita 47» e che la Prefettura ha comunicato alla Città «l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47». La presenza di persone in aree dichiarate inagibili ha fatto venir meno le condizioni del patto di collaborazione siglato con un comitato di garanti per un progetto sui beni comuni. «Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti», ha aggiunto il primo cittadino. L’accordo, rinnovato dalla Giunta il 18 marzo, prevedeva attività limitate al piano terra, mentre gli altri livelli erano interdetti per ragioni di sicurezza.

Bignami: «Con Meloni lo Stato torna a fare lo Stato»

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scritto su X: «Sgomberato il centro sociale Askatasuna di Torino. Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese». Netta presa di posizione da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo cui «l’intervento di questa mattina da parte delle forze dell’ordine nello stabile abusivamente occupato da Askatasuna, non per un mero controllo ma per liberare la struttura da una violenta e inaccettabile occupazione, è la conferma che con il governo Meloni e Fratelli d’Italia la sicurezza è una priorità». Bignami ha poi aggiunto: «É finita la stagione dell’accondiscendenza e degli ammiccamenti ai violenti, con noi lo Stato è tornato a fare lo Stato. La legalità è di nuovo un valore da rispettare».

Open Arms, la Cassazione conferma l’assoluzione di Salvini

La Cassazione ha messo la parola fine al procedimento a carico di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. I giudici della quinta sezione hanno respinto il ricorso per avanzato dalla procura di Palermo contro l’assoluzione di primo grado, rendendo così definitiva la sentenza che esclude le accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. La decisione è arrivata al termine di un’udienza in cui sia la procura generale della Suprema Corte sia la difesa dell’ex ministro dell’Interno avevano chiesto la conferma dell’assoluzione.

Di segno opposto la posizione delle parti civili, che avevano sollecitato l’annullamento della sentenza sostenendo che «la prova dell’esistenza del dolo c’è nei fatti e nelle testimonianze. A 140 naufraghi che si trovavano di fronte alle coste italiane non è stato permesso di sbarcare per giorni violando le norme internazionali e costituzionali e la loro dignità». Poco dopo la decisione, Salvini ha commentato l’esito del giudizio con un messaggio pubblicato sui social, accompagnato da una foto con la scritta “Assolto”: «Difendere i confini non è reato».

La Russa Jr, chiuso con un risarcimento il processo per revenge porn

Si chiude con un risarcimento di 25 mila euro il processo per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio presidente del Senato. La gup milanese Maria Beatrice Parati ha infatti ritenuto congruo il risarcimento proposto, dichiarando il non doversi procedere per il reato di revenge porn, a questo punto estinto. Un anno con pena sospesa invece per Tommaso Gilardoni, amico dj di La Russa (le pm avevano chiesto due anni). Entrambi erano imputati per revenge porn per aver diffuso video intimi di una ragazza con la quale avevano trascorso la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023: la giovane aveva raccontato di aver bevuto due drink con il figlio del presidente del Senato in un locale e di essersi poi risvegliata a mezzogiorno, nuda nel suo letto, senza ricordarsi nulla. L’accusa di stupro era già stata archiviata.

Doppia Curva, le motivazioni delle condanne agli ultrà

La gestione esclusiva degli affari legati allo stadio avrebbe alimentato intimidazioni e violenze nella Curva Sud del Milan, garantendo introiti illegali, come quelli derivanti dalla rivendita dei biglietti, per oltre 100 mila euro all’anno. Diversa ma ugualmente rilevante la posizione della Curva Nord interista, definita «un mero contesto materiale di copertura» per traffici illeciti, sostenuti da «un rapporto di protezione di matrice mafiosa con l’avallo del clan di ‘ndrangheta dei Bellocco». È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza firmata dalla gup di Milano Rossana Mongiardo, citate dall’Ansa, che il 17 giugno ha condannato 16 imputati a pene complessive vicine ai 90 anni di carcere nel processo abbreviato nato dall’inchiesta della Dda e sfociato nell’inchiesta denominata Doppia curva.

Il perché delle condanne a Beretta e Lucci: gli ex leader delle curve

Le condanne più pesanti, dieci anni ciascuno, sono state inflitte agli ormai ex leader delle due curve di San Siro: Andrea Beretta per l’Inter e Luca Lucci per il Milan. Per l’interista il giudice ha riconosciuto le accuse contestate, dall’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, appartenente all’omonima cosca, fino a un tentato omicidio risalente a sei anni fa, oltre alle due associazioni per delinquere. Beretta dopo l’arresto è diventato collaboratore di giustizia dalla fine del 2024. Diversa la valutazione su Lucci, che secondo la giudice ha fatto quasi «da contrappeso» a Beretta, apparendo «scaltro e dotato di una intelligenza spietata», difendendosi «in maniera opportunistica negando ogni accusa». Pur definendosi «un vero tifoso» e ammettendo «errori di vita», Lucci non ha fornito elementi utili al procedimento, motivo per cui non gli sono state concesse attenuanti.

Omicidio Sharon Verzeni, chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare

Il pubblico ministero Emanuele Marchisio, nel corso della sua requisitoria nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, spiegando che «non mancano le prove, ma le parole» per descrivere «un delitto assurdo» in cui «una vita è stata spezzata per un capriccio». Per l’accusa sussistono le aggravanti della minorata difesa e della premeditazione, ma soprattutto quella «gigantesca» dei futili motivi.

Sangare ha ritrattato dopo la confessione

Sangare, che ha ritrattato dopo aver confessato di aver accoltellato a morte la 33enne Verzeni nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo), ha cercato di intervenire durante la requisitoria. Ma il pm lo ha fermato: «Stia zitto, ora parlo io». Sottoposto a perizia psichiatrica, il 30enne Sangare è stato ritenuto capace di intendere e di volere.

Omicidio nel Bresciano, accoltellato un barista 55enne

Un uomo di 55 anni è stato ucciso nella tarda serata del 15 dicembre a Sarezzo, nel Bresciano, dopo essere stato ferito con un coltello all’esterno di un bar. L’aggressione è avvenuta intorno alle 23 e ha avuto come vittima Andrei Zakabluk, barista. Le sue condizioni sono apparse subito critiche: soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale di Gardone Val Trompia, è morto poco dopo il ricovero a causa delle lesioni riportate. L’uomo, cittadino italiano di origini ucraine, lavorava nel locale di proprietà della moglie.

Il presunto omicida si è presentato spontaneamente dai carabinieri

Il presunto responsabile dell’accoltellamento è Pirau Artenie, 32 anni, di nazionalità moldava, che si è presentato spontaneamente dai carabinieri ed è stato arrestato con l’accusa di omicidio aggravato. I militari hanno rinvenuto il coltello utilizzato per l’aggressione all’interno di un cassonetto vicino al luogo del ferimento. In base alle prime ricostruzioni investigative, il delitto sarebbe collegato a un episodio avvenuto alcuni mesi fa, quando il 32enne era stato coinvolto in una rissa all’interno del bar ed era stato denunciato dai titolari. L’uomo si sarebbe poi ripresentato nel locale, colpendo la vittima a una gamba e recidendo l’arteria femorale, ferita che si è rivelata fatale.

Torino, torna in libertà l’imam Mohamed Shahin

Mohamed Shahin torna in libertà e fa rientro a Torino, la città in cui risiede da più di 20 anni. La Corte d’Appello del capoluogo piemontese ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’imam di San Salvario, disponendo la cessazione immediata del trattenimento amministrativo nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Caltanissetta, dove era detenuto da alcune settimane. Alla base della decisione vi è il richiamo alla normativa europea, che stabilisce come la privazione della libertà per i richiedenti protezione internazionale debba costituire un’eccezione e non una prassi ordinaria, da applicare soltanto «in base ai principi di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le modalità, che le finalità di tale trattenimento».

Le frasi sul 7 ottobre considerate «diritto di opinione»

Shahin, prelevato dalla propria abitazione il 24 novembre, non presenterebbe più i profili di pericolosità che avevano portato alla precedente convalida del trattenimento. Le dichiarazioni pronunciate il 7 ottobre nel corso di una manifestazione sono state considerate rientranti nel «diritto di opinione», garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.  La Corte ha inoltre richiamato il principio europeo che impone una verifica periodica del trattenimento da parte di un’autorità giudiziaria indipendente, sottolineando la necessità di un controllo sostanziale e non meramente formale, fondato sui criteri di necessità e proporzionalità.

Sciopero aerei 17 dicembre 2025: orari, fasce di garanzia e voli coinvolti

Il 17 dicembre 2025 il trasporto aereo italiano sarà interessato da uno sciopero nazionale di quattro ore, dalle 13:00 alle 17:00. La mobilitazione coinvolge più categorie del settore e rischia di avere effetti rilevanti sull’operatività degli aeroporti e sui collegamenti aerei, sia nazionali sia internazionali. Le compagnie e gli scali stanno già avvisando i viaggiatori di possibili disagi e invitano a controllare lo stato dei voli prima di recarsi in aeroporto.

Compagnie coinvolte e fasce di garanzia

Sciopero aerei 17 dicembre 2025: orari, fasce di garanzia e voli coinvolti
Aereo EasyJet (Imagoeconomica).

Come detto all’inizio, lo sciopero è in programma nella fascia centrale della giornata, dalle 13:00 alle 17:00. L’astensione dal lavoro riguarda diversi segmenti della filiera del trasporto aereo: il personale Enav dell’Area di Controllo di Roma, i lavoratori delle aziende di handling associate ad Assohandlers attive nei principali aeroporti italiani e varie categorie di personale di compagnia. Sono coinvolti, tra gli altri, assistenti di volo e personale di Vueling, una parte del personale di terra di Air France e KLM, dipendenti di Ita Airways, alcune unità di Techno Sky in Sicilia e il personale navigante di easyJet. La protesta si svolge nel rispetto della normativa sui servizi pubblici essenziali, che prevede fasce orarie protette e l’erogazione dei servizi minimi garantiti, consultabili in un pdf dell’Enac.

I motivi dello sciopero del 17 dicembre

Alla base dello sciopero ci sono rivendicazioni contrattuali e industriali. I sindacati contestano il piano industriale approvato dal consiglio di amministrazione di Ita Airways, ritenuto insufficiente sul fronte degli investimenti sulla flotta e delle prospettive occupazionali. Viene inoltre segnalata la situazione del personale ancora in cassa integrazione straordinaria e di quello in attesa di stabilizzazione. Un altro nodo centrale è il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, scaduto a dicembre 2024. A queste criticità si aggiunge il mancato riconoscimento della quota aggiuntiva del premio di risultato relativa all’ultimo esercizio.

Eredità Agnelli, imputazione coatta per John Elkann

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha disposto che la procura proceda con l’«imputazione coatta» nei confronti di John Elkann per due ipotesi di reato nell’inchiesta relativa alla residenza in Italia della nonna, Marella Caracciolo. Una decisione che arriva nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri, istanza che il gip non ha accolto. Lo stesso provvedimento riguarda anche il commercialista Gian Luca Ferrero. Diversa la posizione degli altri indagati: il giudice ha infatti disposto l’archiviazione totale per Lapo Elkann, Ginevra Elkann e per il notaio svizzero Urs Robert von Gruenigen. Il giudice dell’udienza preliminare ha rinviato all’11 febbraio la decisione sulla richiesta di messa alla prova avanzata da Elkann nello stesso procedimento, mentre è stata fissata al 21 gennaio l’udienza sulla proposta di patteggiamento di una sanzione pecuniaria di circa 73 mila euro presentata da Ferrero.

I legali di John Elkann: «Decisione abnorme»

Alla decisione del gip hanno risposto i difensori di John Elkann, definendo il provvedimento una «Decisione abnorme». In una nota, i legali hanno affermato: «Pur esprimendo la nostra soddisfazione per le archiviazioni disposte dal gip, la sua decisione di imporre al pm di formulare l’imputazione per John Elkann è difficile da comprendere, perché in contrasto con le richieste dei Pubblici Ministeri, che erano solide e ben argomentate per tutti i nostri assistiti». Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno «ricorso per Cassazione eccependone l’abnormità» e hanno ribadito «la nostra ferma convinzione che le accuse mosse a John Elkann siano prive di qualsiasi fondamento», sottolineando che ciò vale ancor più «dopo aver definito con l’Agenzia delle Entrate ogni possibile controversia attinente i tributi potenzialmente gravanti sui fratelli Elkann in qualità di eredi di Donna Marella Agnelli».

Fano, donna di 70 anni strangolata dal marito

Nel quartiere Poderino, a Fano, nelle Marche, un uomo ha strangolato la moglie, poi ha tentato di suicidarsi. L’uomo, secondo quanto riporta il Correre Adriatico, ha cercato di togliersi la vita ingerendo dei barbiturici.

Il delitto scoperto da uno dei figli della coppia

Il delitto è stato scoperto da uno dei figli della coppia che attendeva i genitori a cena: non vedendoli arrivare e non riuscendo a contattarli via telefono, è andato a cercarli, ha scoperto la tragedia e dato l’allarme chiamando il 112.  L’uomo è in stato di arresto, accusato di omicidio volontario, ed è al momento ricoverato in ospedale.

Filippo Turetta, l’ipotesi di reato è di omicidio volontario aggravato

Omicidio volontario aggravato dal legame del vincolo affettivo e sequestro di persona sono al momento le accuse formulate dalla procura di Venezia contro Filippo Turetta, indagato per l’uccisione dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. Lo ha dichiarato il magistrato Bruno Cherchi in un’intervista rilasciata a Fanpage.it. Turetta ha accettato l’estradizione in Italia, con le procedure che dovrebbero svolgersi in tempi rapidi, sembra entro un massimo di 15 giorni.

Si tratta di un’imputazione provvisoria

Il magistrato della procura di Venezia ha spiegato che «si tratta comunque di un’imputazione provvisoria perché «dobbiamo fare tutti gli accertamenti tecnici sui luoghi, sui reperti, sulla macchina, e sentire la sua versione dei fatti. Solo a quel punto si potrà parlare di un’imputazione più completa». Sulla possibilità di considerare l’aggravante della premeditazione ha aggiunto: «Non è il momento di precisare in questi termini la contestazione». Rispondendo alla domanda sull’eventualità dell’ergastolo per Filippo Turetta, il pm ha detto che «la pena dipenderà dalla qualificazione del reato».  Il procuratore ha aggiunto che «non ci sono altri dettagli e da questo momento in poi questi resteranno chiusi all’interno delle indagini che devono essere fatte nei tempi, nei luoghi e nei modi previsti dal codice e non di fronte alla pubblica opinione».

Giulia Cecchettin, flash mob degli studenti di Padova: «Perché sia davvero l’ultima»

Dopo le manifestazioni di domenica a Treviso e Vigonovo, diverse centinaia di studenti si sono radunati nella mattinata di lunedì 20 novembre nel cortile del corso di laurea in Ingegneria a Padova frequentato da Giulia Cecchettin, per un flash mob rumoroso contro i femminicidi in Italia.

Gli studenti: «Deve arrivare l’impegno dello Stato e della scuola»

Alla manifestazione è stato presente anche il direttore di dipartimento, Gaudenzio Meneghesso, mentre nelle aule l’inizio delle lezioni è stato introdotto da un minuto di silenzio. Presenta anche Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti, secondo cui «dobbiamo riconoscere la matrice di questa morte. Quello di Giulia Cecchettin è un femminicidio, serve avere il coraggio di riconoscere che il sistema in cui siamo è intriso di una profonda e radicata cultura dello stupro. Soprattutto però, deve arrivare l’impegno delle Istituzioni, dello Stato, della scuola e delle università». Sempre a Padova, la Rete degli Studenti ha organizzato l’esposizione di striscioni nelle scuole superiori della città, tra cui il liceo Tito Livio frequentato da Cecchettin: «Che questa scuola possa cambiare, perché sia davvero l’ultima», recitano. In serata, alle 19.30, il collettivo Non una di meno Trento ha organizzato, come accadrà in contemporanea con altre città d’Italia, una manifestazione in memoria della giovane e per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere.

Katherine Alvarez, la madre di Kata, è stata denunciata per lesioni aggravate

Katherine Alvarez, la madre di Kata, la bimba scomparsa il 10 giugno 2023 dall’ex hotel Astor, è stata denunciata dalla polizia per lesioni aggravate. Avrebbe accoltellato al volto una connazionale durante una lite, nella notte tra domenica 19 e lunedì 20 novembre, nei bagni della discoteca Tenax di Firenze.

La vittima ha riportato cinque ferite al volto

La vittima ha riportato cinque ferite al volto, tra la guancia e la sommità della testa, suturate con 18 punti, e ha ricevuto una prognosi di 20 giorni. Sono in corso ulteriori indagini per risalire alle cause della lite, forse scoppiata per rancori pregressi. Non è stata rinvenuta neanche l’arma utilizzata e gli investigatori non escluderebbero che si tratti di un coltello per la compatibilità del tipo di ferite. La vittima ha raccontato agli agenti di essere stata aggredita dalla mamma di Kata, che l’ha colpita con un corpo contundente, mentre Katherine Alvarez ha spiegato di aver agito per legittima difesa. Pochi giorni prima era finito nuovamente nei guai il padre della bambina, Miguel Angel Chicllo Romero.